Nella città cinese di Jingdezhen, adagiata su un terreno ricco di caolino e sede durante l’età imperiale di una delle fornaci più prolifiche e rinomate del Paese, il passato è una presenza che si può toccare. Ci si può addirittura inciampare, camminando per le strade che oggi, come centinaia di anni fa, brulicano di vita e di commerci, poiché non è inusuale imbattersi nei resti di antichi laboratori abbandonati o in cocci di vasi e ciotole dalla datazione incerta.
Quando Julie Progin e Jesse Mc Lin, i due fondatori dello studio Julie & Jesse, hanno visto per la prima volta dal vivo un pezzo proveniente da quella che anche l’Unesco ha riconosciuto come Capitale mondiale della porcellana, un piatto della dinastia Song al Metropolitan Museum di New York, sono rimasti colpiti al punto da decidere di cercare a Oriente l’ispirazione per la loro prima collezione. Progin, designer di origine svizzera, e Mc Lin, ceramista nato in Colorado, si erano conosciuti alla Parsons School of Design di New York e avevano aperto il loro primo laboratorio a Brooklyn senza troppa convinzione: “Sembrava che tutti i neolaureati dovessero mettere su uno studio di ceramica e così abbiamo fatto anche noi” racconta Jesse. “Dopo aver realizzato i prototipi dei nostri primi lavori, però, ci siamo resi rapidamente conto che gli Stati Uniti non ci offrivano la possibilità di cominciare una vera produzione”.

Ecco, allora, il trasferimento a Hong Kong nel 2007, dove Julie Progin aveva già trascorso parte dell’infanzia al seguito del padre orologiaio, e nel 2008 l’apertura di un secondo studio, poi chiuso all’inizio del 2020 appena prima dello scoppio della pandemia, proprio a Jingdezhen, che appariva a entrambi come una specie di ‘mecca’ in virtù della sua storia e della varietà delle tecniche utilizzate dai maestri ceramisti locali. “Nella capitale cinese della porcellana è difficile non imbattersi nella storia, basta dare un calcio a una pila di spazzatura e può saltare fuori un pezzo di scarto vecchio di mille anni” spiegano i designer. Da allora Julie & Jesse spingono il loro materiale preferito al limite con sperimentazioni ardite che, pur mantenendo radici ben piantate nella tradizione, tendono a stravolgere l’immaginario tradizionale della porcellana, posizionandosi a metà strada tra artigianato, arte e design. Con le loro estrusioni avventurose e il loro aspetto apparentemente in bilico tra due stati, solido e liquido, i pezzi che creano, di solito unici o parte di piccole serie, colpiscono lo sguardo come oggetti ceramici non identificati.
Fragment(s), the Bottle Edition, una delle collezioni recenti presentate al pubblico della design week milanese lo scorso aprile all’interno di una mostra personale curata da Annalisa Rosso ed Elisa Mencarelli, prende le mosse dal ritrovamento di alcuni stampi in cattivo stato all’interno di una fabbrica di Jingdezhen specializzata nella produzione di bottiglie di ceramica. Abbandonata in fretta e furia da chi la gestiva insieme a tutto il suo contenuto, la fabbrica era destinata a essere demolita per fare spazio a nuove costruzioni, come spesso accade nelle città cinesi proiettate verso il futuro dove gli edifici, e a volte interi quartieri, hanno un ciclo di vita brevissimo. Con l’uso ripetuto – e deliberato – di questi stampi già fissurati per produrre nuovi pezzi, la falla si è progressivamente allargata lasciando ‘scappare’ un quantitativo sempre maggiore di materia prima durante la cottura. Progin e Mc Lin hanno così ottenuto una serie di oggetti unici poiché tutti diversi tra loro, caratterizzati da escrescenze via via più vistose e deviazioni sempre più importanti dalla forma originaria della bottiglia.

“Non sappiamo in anticipo quanti pezzi riusciremo a creare prima che lo stampo si rompa del tutto, possono essere venti come cinquanta” spiega Julie Progin. “Quello che ci interessa è soprattutto riflettere sul rapporto tra unicità e produzione di massa, e mostrare che, anche un processo di tipo industriale, ripetitivo per natura, può generare qualcosa di unico” prosegue Jesse Mc Lin. “Gran parte del nostro lavoro ruota proprio intorno a questa idea, al guardare all’industria e alla serialità in maniera inedita. L’errore, ma anche il naturale decadimento delle cose, che di solito sono visti come fatti negativi, possono invece rappresentare delle opportunità da cogliere”.
Ribaltare gli stereotipi che riguardano la ceramica è un’attività che Julie & Jesse praticano con costanza e metodo fin dai primi anni del loro sodalizio. In Déshabillé, un progetto della fine degli anni Dieci, i due artisti avevano decostruito l’idea della tradizionale porcellana smaltata con colori brillanti ed erano riusciti a ‘spogliare’ i vasi facendo staccare lo smalto dalla parte superiore, lavorandolo come una decorazione in rilievo o una sorta di merletto. “Volevamo ragionare su come trasformare lo smalto, solitamente considerato come una semplice decorazione, in un vero e proprio elemento di design. Questo lavoro cattura l’attimo nel quale la materia vitrea si muove intorno all’oggetto durante la cottura, fluttuando nell’aria come una gonna mossa dal vento o la manica di un abito che si solleva e scopre la pelle nuda di chi la indossa” ricorda Progin. In Without leaving your room, una serie più recente, la materia vitrea, sottratta all’obbligo di aderire ai vasi che ricopre, forma distese di alberi e paesaggi stilizzati.

Il fatto di avere alle spalle due formazioni differenti – più accademica e più legata all’arte quella di Jesse Mc Lin, più progettuale quella della sua compagna di vita e di lavoro – e origini geograficamente lontane ha spinto naturalmente il duo a cercare i punti di contatto tra mondi e tradizioni ceramiche diverse. “Ci hanno sempre affascinato la storia globale di questo materiale e il modo in cui le tecniche, le forme e i pattern si sono spostati tra un continente e l’altro” spiega McLin. “Si tratta in un certo senso di un linguaggio universale, con un filo conduttore comune che tutti possiamo riconoscere e che ci parla, ma ci sono anche aspetti di unicità, propri a ciascuna cultura. Da quando ci siamo trasferiti a Hong Kong abbiamo intensificato le nostre ricerche sulla ceramica cinese e ci siamo resi conto che quella che potrebbe sembrare una storia locale è in realtà una questione globale, che ha ricadute in tutto il mondo, dal momento che la porcellana di Jingdezhen è stata esportata in moltissimi Paesi diversi”.

Uno scatto dello studio dove si svolge la maggior parte del lavoro di Julie & Jesse. I due designer-artisti hanno accumulato nel corso degli anni una importante collezione di frammenti di ceramica, minerali e rocce che usano come fonte di ispirazione e inventario di forme. Courtesy Julie & Jesse

Un ritratto di Julie Progin e Jesse Mc Lin a Hong Kong, 2025, © Julie & Jesse, ph. Ricky Wan. I due designer e artisti si sono trasferiti nella metropoli asiatica nel 2007 e dopo poco tempo un pezzo della loro prima collezione è stato acquisito dal museo di arti e cultura visiva M+

Il tavolo ricoperto di materiali e strumenti di lavoro che troneggia al centro dello studio di Julie & Jesse a Hong Kong. Courtesy Julie & Jesse

Fragment(s), the Bottle Edition, serie numero 12, 2019, in uno degli scatti realizzati per la mostra Co-creating Hong Kong a San Francisco. Ogni bottiglia è leggermente diversa dalla precedente, per effetto del progressivo ampliamento della falla nello stampo

La fabbrica di bottiglie di ceramica abbandonata trovata da Julie Progin e Jesse Mc Lin a Jingdezhen, nel quartiere di Jingtao Cichang, 2016-2017, © Julie & Jesse, ph. Julie Progin

La fabbrica di bottiglie di ceramica abbandonata trovata da Julie Progin e Jesse Mc Lin a Jingdezhen, nel quartiere di Jingtao Cichang, 2016-2017, © Julie & Jesse, ph. Julie Progin

La mostra Metamorphism al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (2025) curata da Annalisa Rosso ed Elisa Mencarelli, ph. Amir Farzad, courtesy 5Vie

Alcuni pezzi della serie Without leaving your room fotografati nell’ambito della mostra Metamorphism, aprile 2025, ph. Amir Farzad, courtesy 5Vie. I ‘paesaggi’ realizzati con la parte dello smalto che si è staccata dal corpo del vaso alludono ironicamente alla rappresentazione della natura ne...

La mostra Metamorphism al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (2025) curata da Annalisa Rosso ed Elisa Mencarelli, ph. Amir Farzad, courtesy 5Vie

La mostra Metamorphism al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (2025) curata da Annalisa Rosso ed Elisa Mencarelli, ph. Amir Farzad, courtesy 5Vie

La mostra Metamorphism al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano (2025) curata da Annalisa Rosso ed Elisa Mencarelli, ph. Amir Farzad, courtesy 5Vie

Un ritratto di Julie Progin e Jesse Mc Lin a Hong Kong, 2025, © Julie & Jesse, ph. Ricky Wan











