Da oltre vent’anni, Villard non è solo un seminario itinerante di progettazione architettonica: è un laboratorio mobile e un osservatorio critico sulle trasformazioni del paesaggio europeo. Il suo approccio si fonda sul viaggio come forma di conoscenza, sull’intreccio di saperi e sull’immersione nei territori, scelti di anno in anno per la loro rilevanza strategica, politica o culturale. Lo racconta Marco D’Annuntiis, ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana all’Università di Camerino, coordinatore scientifico del progetto, sottolineando come “il viaggio sia il primo gesto progettuale, che non serve solo a produrre soluzioni ma anche a generare domande”. Ed è proprio in questa tensione tra osservazione e proposta, tra pedagogia e impegno che si colloca il lavoro della rete Villard presentato alla 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia: A.M.A.R.E. – Atlante delle Migrazioni. Attraversamenti e Radicamenti Europei.
La ricerca, condotta da dodici scuole di architettura italiane, parte da un assunto tanto semplice quanto radicale: la migrazione non è una parentesi, ma un motore strutturale di trasformazione urbana e territoriale. Attraversare un confine, insediarsi in un nuovo luogo, attivare relazioni e pratiche abitative: ogni movimento umano riscrive lo spazio, lo stratifica, lo mette in crisi. Ed è proprio lì, in quella crisi, che l’architettura è chiamata a intervenire. A.M.A.R.E. si configura come un atlante multiscalare, ipertestuale, tridimensionale e soprattutto come un grande sistema di senso. Mappa le coste, i punti di approdo e smistamento, le infrastrutture, gli spazi liminali, le rotte di mare e di terra percorse dai flussi umani in entrata e in movimento sul continente, i muri fisici e simbolici che si stanno innalzando in Europa, analizzati nella loro dimensione spaziale e politica. Legge i paesaggi della migrazione non solo come aree di emergenza, ma come spazi generativi: luoghi dove si sedimentano nuove identità, economie, forme dell’abitare.

Il progetto assume le migrazioni sia come attraversamento sia come radicamento: non solo passaggi fugaci, ma anche presenze che trasformano lo spazio, riscrivono i legami e generano nuove forme di co-esistenza. Lontano da una rappresentazione astratta, l’Atlante propone una lettura concreta e stratificata delle geografie contemporanee della migrazione, in cui ogni tassello evoca i molteplici schermi che ritagliano, scomponendolo, il contenente europeo negli itinerari dei migranti. Ogni frammento cartografico è anche un’occasione di progetto, come scrive Marco D’Annuntiis: “Il fenomeno migratorio è un enzima progettuale. È dentro le città, ne modifica i ritmi, ne rivela le contraddizioni, ne suggerisce scenari futuri”.
Ne sono un esempio le esperienze sul campo che hanno preceduto e nutrito l’atlante. A Pozzallo (Ragusa) – luogo emergenziale per eccellenza –, Villard ha lavorato con l’amministrazione locale per immaginare spazi di accoglienza che fossero anche dispositivi di rigenerazione urbana. A Napoli, città multietnica per vocazione, si è riflettuto sulle nuove centralità urbane emerse dalla presenza diffusa di comunità migranti, tra ibridazioni architettoniche e forme di coabitazione spontanea. A Palermo, il focus si è concentrato sullo stadio della città, in una riflessione sullo spazio collettivo come arena simbolica per nuove narrazioni civiche. Ma uno dei casi più emblematici è quello dell’Hotel House di Porto Recanati (Macerata), oggetto di indagine nei progetti Casa Mondo e Challenge 2.0. Nato come residence turistico negli anni Sessanta, l’edificio è diventato nel tempo un condensatore sociale multietnico, spesso stigmatizzato come ‘non luogo’ degradato. Le ricerche coordinate dall’Università di Camerino hanno restituito un’immagine più complessa: non un ghetto da demolire, ma un corpo vivo, stratificato, da rigenerare attraverso strumenti di analisi, progettazione e governance partecipata.

“Il nostro sguardo – precisa D’Annuntiis – non è ideologico, né sociologico. È uno sguardo architettonico. Ci interessa la risposta spaziale al cambiamento, la forma che assume la convivenza”. È in questa prospettiva che si inserisce anche la metafora della Urban Salad Bowl: una città fatta di ingredienti diversi, ciascuno con la propria identità e qualità, che però coesistono in un insieme fertile e aperto, arricchendolo. Una visione alternativa alla metafora abusata della melting pot e più rispettosa delle differenze, più attenta alla dimensione relazionale dello spazio urbano.
Oggi, mentre il Mediterraneo resta ferita aperta e confine conteso, l’atlante A.M.A.R.E. si propone come strumento di lettura ma anche di progetto. Un tentativo corale di costruire una grammatica del paesaggio migrante, dove l’architettura non risponde alla crisi con muri e barriere, ma con connessioni, aperture, dispositivi di ascolto.

Integrazioni urbane, Nairobi, 2016, ph. Gloria Bazzoni. Immagine tratta da A.M.A.R.E. – Atlante delle Migrazioni: Attraversamenti e Radicamenti Europei, 1_Spie, a cura di Samanta Bartocci, Paola Galante, Stefania Leonetti, Laura Pujia, Davide Servente, 2023 Mimesis Edizioni

La rotta balcanica: entry points, transit point, exit point. Immagine elaborata da Lorenzo Morelli, 2023. Immagine tratta da A.M.A.R.E. – Atlante delle Migrazioni: Attraversamenti e Radicamenti Europei, 1_Spie, a cura di Samanta Bartocci, Paola Galante, Stefania Leonetti, Laura Pujia, Davide Serv...

Al cuore del mostro, 2019, ph. Fabiola Pancotti. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

Parabole, Padova, Via Anelli: stop the wall!, 2006, ph. Paolo Robazza. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

Il momento del tè, Padova, Via Anelli: stop the wall!, 2006, ph. Paolo Robazza. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

Barbiere, Padova, Via Anelli: stop the wall!, 2006, ph. Paolo Robazza. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

Tempio indù all’Europaplatz a Berna, 2015, progetto di Bauart Architekten und Planer e URBANOFFICE Architects, ph. Jose Hevia Blach. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

Hotel House, 2019, ph. Miriam Emiliani, Cecilia Capriotti. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

Hotel House, 2019, ph. Miriam Emiliani, Cecilia Capriotti. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet

I salotti dell’Hotel House, 2019, ph. Mariagrazia Salvi. Immagine tratta da Casa Mondo. Immagini, mappe, scenari per l’Hotel House di Porto Recanati, a cura di Marco D’Annuntiis, Sara Cipolletti, 2020 Quodlibet









