New Humans: il progresso non è una linea retta

di Luisa Castiglioni

Robot, cyborg, intelligenze artificiali, organismi ibridi: molto prima che l’AI diventasse il tema dominante del dibattito pubblico, artisti, architetti, scrittori e scienziati già immaginavano futuri in cui il confine tra uomo e macchina sarebbe apparso sempre più sfumato. È da questa lunga genealogia di immagini e visioni che prende forma New Humans: Memories of the Future, la mostra curata da Massimiliano Gioni, che ha inaugurato il rinnovato New Museum di New York. L’esposizione ha, infatti, aperto in primavera, contestualmente all’ampliamento del museo progettato da OMA / Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas, che raddoppia gli spazi dell’istituzione e ne ridefinisce il ruolo come luogo di incontro, ricerca e partecipazione pubblica. L’ampliamento, che si aggiunge all’edificio originariamente progettato da SANAA nel 2007, rende visibili dall’esterno percorsi, scale e attività interne, trasformandolo in uno spazio aperto che si propone alla città come infrastruttura pubblica, capace di favorire nuove forme di partecipazione. La mostra, che occupa l’intero edificio, costruisce un racconto lungo oltre cento anni di storia culturale attraverso le opere di più di duecento personalità di ambiti diversi – artisti, scrittori, filmmaker, architetti e scienziati – da oltre cinquanta Paesi. Anziché concentrarsi sulle tecnologie contemporanee, New Humans guarda al modo in cui ogni rivoluzione tecnica ha influenzato il modo in cui l’essere umano ha pensato e rappresentato sé stesso. Lo spiega Gioni, nuovo direttore del New Museum: “La mostra non parla tanto dell’intelligenza artificiale, quanto della storia delle immagini che l’umanità ha costruito di sé. L’AI è soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda molto più lunga”.

Julien Creuzet, Zumbi Zumbi Eterno, 2023. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York


Il percorso prende avvio dalle avanguardie del primo Novecento, attraversa i sogni dell’automazione industriale, le utopie cibernetiche del secondo dopoguerra, le biotecnologie e le più recenti forme di intelligenza artificiale, evidenziando come ogni trasformazione tecnologica abbia generato nuove idee di corpo, identità e società. In questo viaggio convivono figure storiche come Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Constantin Brâncuși e Hannah Höch con artisti contemporanei quali Hito Steyerl, Pierre Huyghe, Wangechi Mutu, Anicka Yi e Jamian Juliano-Villani. Ne emerge una storia non lineare in cui molte delle questioni sollevate oggi dall’intelligenza artificiale trovano antecedenti nelle avanguardie del Novecento, nelle utopie tecnologiche del Dopoguerra e nelle sperimentazioni biologiche degli ultimi decenni.

Il cuore del progetto è una sorta di simmetria tra gli anni Venti del Novecento e quelli del XXI secolo, due epoche segnate da un’accelerazione tecnologica senza precedenti. Se, allora, a trasformare la società furono il telefono, la radio e il telegrafo, oggi il ruolo è assunto dall’intelligenza artificiale e dalle piattaforme digitali. In entrambi i casi la tecnologia porta con sé promesse di emancipazione e motivi di inquietudine. Guardare al passato – sembra suggerire la mostra – aiuta anche a relativizzare le paure del presente: ogni rivoluzione tecnologica ha generato timori e speranze, ma ha anche aperto possibilità inattese. Come spiega Massimiliano Gioni, l’obiettivo non è raccontare una storia del progresso, ma seguire i momenti in cui innovazioni tecniche e cambiamenti sociali hanno prodotto “nuove concezioni dell’umanità e nuove visioni dei suoi possibili futuri”. La mostra si sottrae alle letture più semplificate che accompagnano il dibattito tecnologico contemporaneo: le opere esposte restituiscono un paesaggio complesso, fatto di promesse e inquietudini, emancipazioni e nuove forme di controllo, aspirazioni al potenziamento delle capacità umane e interrogativi sulle implicazioni etiche, sociali e politiche di queste trasformazioni.

Cao Fei, Oz, 2022. Courtesy Sprüth Magers, Vitamin Creative Space

In questo racconto il corpo diventa il terreno su cui si misurano le trasformazioni tecnologiche. Lo raccontano le fotografie embrionali di Lennart Nilsson, le figure ibride di Hannah Höch, il Geopoliticus Child Watching the Birth of the New Man di Salvador Dalí e gli organismi artificiali immaginati da Anicka Yi. Opere lontane nel tempo, ma accomunate dalla stessa domanda: come si modifica l’essere umano quando cambiano gli strumenti con cui interpreta e trasforma il mondo? Dai primi studi scientifici sulla riproduzione umana alle più recenti riflessioni su intelligenza artificiale, genetica e biotecnologie, il corpo appare come il luogo in cui ogni innovazione diventa esperienza concreta. Proprio per questo molte delle opere in mostra esplorano le zone di confine tra esseri umani, organismi viventi e sistemi tecnologici. La figura del cyborg (acronimo di cybernetic organism, automa dalle inesauribili ed eccezionali risorse fisiche e mentali, ottenuto con l’innesto di membra e organi sintetici su un organismo umano vivente, Treccani), che ricorre nell’immaginario del Novecento, viene presentata come una metafora attraverso cui leggere la condizione contemporanea: le macchine non appaiono più come strumenti esterni all’uomo, ma come elementi che partecipano alla costruzione della sua identità.

Accanto a questa riflessione emerge anche una critica alle idee di progresso lineare che hanno accompagnato gran parte della modernità: Gioni sottolinea come la mostra interroghi i limiti dell’ottimismo tecnologico e di quelle visioni universalistiche dell’essere umano costruite nel Secondo Dopoguerra. Le tecnologie promettono possibilità inedite, ma producono anche nuove gerarchie, nuove esclusioni e nuove forme di dipendenza.

New York, l’ampliamento del New Museum, progettato da OMA / Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas. Le aperture inclinate scandiscono il prospetto e portano luce naturale negli spazi interni, contribuendo a definire l’identità del nuovo volume progettato da OMA, ph. Jason O’Rear

Anche il processo curatoriale ha sperimentato direttamente il dialogo con l’intelligenza artificiale: Gioni racconta di aver chiesto a Gemini di costruire una selezione di immagini dedicate al tema dell’uncanny, il perturbante.Ne è emerso un piccolo saggio curatoriale di tutto rispetto”, osserva. Un esperimento che non sostituisce il lavoro del curatore, ma mostra come anche l’AI possa diventare uno strumento di ricerca e confronto, coerentemente con lo spirito della mostra. La mostra, infatti, non assume mai la tecnologia come un destino inevitabile né come una minaccia assoluta: la tratta come un terreno di sperimentazione, capace di aprire nuovi spunti di riflessione. Attraverso la rappresentazione di robot, automi, organismi sintetici, città utopiche e nuove forme di intelligenza, ricorda che il rapporto tra uomini e macchine accompagna la modernità da oltre un secolo e continua a ridefinire il modo in cui l’uomo si percepisce e abita il mondo.

Le opere riprodotte in questo articolo sono parte della mostra New Humans: Memories of the Future curata da Massimiliano Gioni, che dal 21 marzo 2026 è visitabile al New Museum di New York.

01-Andro-Wekua

Andro Wekua, Untitled, from Some Pheasants in Singularity, 2014. Courtesy the artist, Gladstone Gallery, Sprüth Magers, ph. Stephen White

02-Anicka-Yi

Anicka Yi, In Love with the World, 2021/2025: un organismo volante capace di muoversi autonomamente nello spazio espositivo. Courtesy the artist, Gladstone Gallery

03-Camille-Henrot

Camille Henrot, In the Veins, 2025. Courtesy the artist, Mennour, Hauser & Wirth

04-Cao-Fei

Cao Fei, Oz, 2022. Courtesy Sprüth Magers, Vitamin Creative Space

05-Carlo-Rambaldi

Il modello originale di E.T., realizzato da Carlo Rambaldi per il film di Steven Spielberg (1982), fa parte del percorso espositivo come una delle immagini più riconoscibili dell’immaginario fantascientifico del Novecento

06-Charlotte-Johannesson

Realizzata nel 1984, Design testimonia le prime sperimentazioni di Charlotte Johannesson con la computer graphics: il dialogo tra arte e tecnologie digitali ha radici ben precedenti alla stagione dell’intelligenza artificiale. Courtesy the artist, Hollybush Gardens

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Daria Martin, Soft Materials, 2004 (still). Courtesy the artist

08-Hannah-Höch

Con il collage Equilibre (1924), Hannah Höch ricompone frammenti di corpi e immagini, anticipando una riflessione sull’identità e sulla trasformazione dell’essere umano che attraversa l’intero percorso espositivo

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Hito Steyerl, Mechanical Kurds, 2025: installazione video commissionata dal New Museum e dal Jeu de Paume di Parigi, è una delle oltre quindici nuove produzioni realizzate per la mostra

10-Julien-Creuzet

Julien Creuzet, Zumbi Zumbi Eterno, 2023. Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York

11-LuYang

LuYang, Doku Heaven - God Mode, 2024. Courtesy the artist, Société, Berlin

12-Oskar-Schlemmer

Das triadische Ballett (1922, riallestito nel 1970) di Oskar Schlemmer è una delle opere più emblematiche del Bauhaus, dove costume, movimento e geometria trasformano il corpo umano in una figura sospesa tra danza e macchina

13-Pamela-Rosenkranz

Pamela Rosenkranz, Healer (Anamazon), 2021/2025. Courtesy Karma International, Zurich, Miguel Abreu Gallery, New York, Sprüth Magers

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Philippe Parreno, The Writer, 2007. Courtesy the artist, Gladstone Gallery

15-Pierre-Huyghe

Pierre Huyghe, Human Mask, 2014. Courtesy the artist, Hauser & Wirth

16-Precious-Okoyomon

Precious Okoyomon, When the Lambs Rise Up Against the Bird of Prey, 2024. Courtesy Collezione Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, ph. Benedetta Mascalchi

17-Rebecca-Allen

Rebecca Allen, Musique Non Stop, 1986. Courtesy the artist

18-Salvador-Dali

Salvador Dalí, Geopoliticus Child Watching the Birth of the New Man, 1943. Dipinto durante la Seconda guerra mondiale, immagina la nascita di una nuova umanità attraverso una potente metafora del corpo e della trasformazione storica

19-Sophia-Al-Maria

Sophia Al-Maria, The Future was Desert Part 1, 2016. Courtesy the artist, Project Native Informant, London

20-Tatsuo-Ikeda

Tatsuo Ikeda, Brahman: Chapter 4: Helix Granular Movement-6, 1979

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Thomas Bayrle, Superstars, 1993. Courtesy the artist, neugerriemschneider, Berlin, Gladstone Gallery

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L’ampliamento del New Museum, progettato da OMA / Shohei Shigematsu e Rem Koolhaas, completa il museo inaugurato nel 2007, raddoppiandone gli spazi e aprendo nuove aree dedicate a mostre, formazione e attività pubbliche, ph. Jason Keen

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La nuova architettura si inserisce nel tessuto di Bowery senza alterare la riconoscibilità dell’edificio di SANAA: il volume dialoga con il museo esistente attraverso una facciata metallica sfaccettata e una sequenza di grandi aperture vetrate, ph. Jason Keen

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La nuova facciata in vetro stratificato e rete metallica filtra la luce naturale e rende visibili dall’esterno i percorsi verticali, trasformando il movimento dei visitatori in parte dell’immagine del museo di New York, ph. Jason Keen

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Le grandi aperture inclinate scandiscono il prospetto e portano luce naturale negli spazi interni, contribuendo a definire l’identità del nuovo volume progettato da OMA, ph. Jason O’Rear

01-Andro-Wekua 02-Anicka-Yi 03-Camille-Henrot 04-Cao-Fei 05-Carlo-Rambaldi 06-Charlotte-Johannesson 07-Daria-Martin 08-Hannah-Höch 09-Hito-Steyerl 10-Julien-Creuzet 11-LuYang 12-Oskar-Schlemmer 13-Pamela-Rosenkranz 14-Philippe-Parreno 15-Pierre-Huyghe 16-Precious-Okoyomon 17-Rebecca-Allen 18-Salvador-Dali 19-Sophia-Al-Maria 20-Tatsuo-Ikeda 21-Thomas-Bayrle 22-NM-0001 23-NM-0002 24 NM 0009 25_New-Museum_Photos-by-Jason-O'Rear

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