humus® cinque – Uomini e macchine

di Antonella Galli

Perché questa magnifica scienza applicata, che risparmia fatica e rende la vita più facile, ci porta così poca felicità?” La domanda appare il 17 febbraio 1931 suThe New York Times[1]: sono le parole che il giorno precedente Albert Einstein ha rivolto agli studenti del California Institute of Technology. “La risposta è semplice: perché non abbiamo ancora imparato a farne un uso sensato. In tempo di guerra ha contribuito ad amplificare la distruzione; in tempo di pace ha reso le nostre vite più frettolose e incerte (…) portandoci a dipendere dalle macchine (…). Il primo obiettivo di tutta la ricerca tecnologica deve sempre essere la sollecitudine per l’uomo e per il suo destino, così come per i grandi problemi irrisolti dell’organizzazione del lavoro e della distribuzione della ricchezza, affinché le creazioni della nostra mente siano una benedizione e non una sventura per l’umanità. Non dimenticatelo mai, nel mezzo dei vostri diagrammi e delle vostre equazioni.” Un monito che suona incredibilmente attuale, benché sia trascorso quasi un secolo dal giorno in cui venne pronunciato.

Fedele al suo spirito costruttivo, humus® presenta in questo numero ricercatori, creativi e realtà che hanno scelto la via della sollecitudine, come ha indicato Einstein: storie e pratiche che indicano pragmaticamente nel design e nell’architettura e, in modo più speculativo, nei territori dell’arte quale sia la misura con cui rapportarsi alla tecnologia per dirigerla verso il bene. Come la bambina che, nella nostra copertina, guida un leggerissimo aereo di carta costruito con un foglio da disegno, che il robot (anch’esso leggerissimo) contribuisce a far volare. La questione di una misura da individuare per il progresso tecnologico non appartiene solo ai nostri giorni, come dimostra il percorso dell’artista digitale Rebecca Allen, le cui prime animazioni digitali risalgono agli anni Settanta; ma Allen, che il MEET di Milano celebra con una retrospettiva, ha rivelato a humus® che, a differenza dei decenni passati in cui erano le idee ad anticipare la tecnologia, “oggi le trasformazioni si susseguono a un ritmo talmente serrato da lasciarci pochissimo tempo per riflettere sulle loro conseguenze psicologiche, sociali e spirituali”. È quantomai urgente, quindi, che la ricerca non alimenti il mero progresso tecnologico, ma si occupi di indagarne le ricadute e definirne eticamente gli obiettivi.

In un articolo che mette a confronto gli architetti Riccardo Piazzai, project manager presso BIG – Bjarke Ingels Group, e Giovanni Sanna, fondatore di a-fact architecture, emerge come l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle pratiche dell’architettura non sia una semplice scorciatoia, ma una estensione delle capacità cognitive e organizzative del progettista. Non solo: per il designer e artista Filippo Nassetti la tecnologia può aiutarci a estendere anche l’immaginazione e a trovare una via d’uscita alle impasse generate da modelli sociali ed economici non più sostenibili: “Se continuiamo a immaginare il futuro secondo gli stessi paradigmi che hanno contribuito a generare le crisi attuali, rischiamo di ottenere risultati tecnicamente migliori ma culturalmente identici”, ha rivelato a humus®. Scorrendo gli articoli di questo numero, emergono vie molteplici – e non sempre lineari – che esplorano impatti e utilità della tecnologia, come il metodo individuato dalla ceramista olandese Vera van der Burg che, nella sua pratica artistica, tratta l’AI non come uno strumento, ma come un materiale imperfetto e riflessivo.

È, dunque, possibile – e anche auspicabile – “immaginare nuovi sistemi di valori o trasformare quelli esistenti”, come afferma il collettivo artistico giapponese teamLab nell’intervista in cui racconta la propria ricerca. Il gruppo, composto da ingegneri, matematici, architetti e artisti, realizza spettacolari installazioni interattive che trasportano i visitatori in dimensioni poetiche e incantate: “L’arte serve ad ampliare la percezione, sostengono, “tra trenta o cinquant’anni, grazie a questi ampliamenti positivi dell’idea di bellezza, le persone potrebbero comportarsi in modi che oggi, con le nostre conoscenze limitate, non siamo ancora in grado di comprendere”. Questa è anche la speranza di humus®.

[1] Albert Einstein, Speech to students at the California Institute of Technology, in “Einstein sees lack in applying science”, The New York Times, 17 February 1931.

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06 Vera van der Burg Copy of Photo's by Marica de Michele (1)
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