Animare i musei: l’interaction design di Dotdotdot

di Giulia Marani

Un cassetto da aprire per liberare una storia autobiografica; un faldone da estrarre da uno scaffale per fare ordine in una nuvola di documenti proiettati su una parete; la riproduzione di una moneta antica che i visitatori di un museo possono manipolare dando il via a un racconto storico fatto di viaggi per mare e di commerci: nei progetti ideati da Dotdotdot per la visita di musei e istituzioni culturali è quasi sempre un oggetto fisico, o un gesto compiuto in uno spazio ben reale e tangibile, ad aprire le porte di ambienti digitali ricchi di forme e colori. Lo studio milanese, fondato nel 2004 dal filosofo-programmatore Alessandro Masserdotti, dalle architette Laura Dellamotta e Giovanna Gardi e dal designer Fabrizio Pignoloni, è stato tra i primi in Italia a specializzarsi nell’interaction design, una disciplina nata a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta proprio nel punto di incontro – o di scontro, dipende da come la si pensa – tra il mondo degli umani e quello dei software. Da allora, è cresciuto accumulando le collaborazioni con musei, istituzioni e aziende in cerca di una “mano” tecnologica che li aiutasse a trasmettere i loro contenuti in maniera più intuitiva, adattando il discorso a pubblici diversi per cultura, esperienza e abilità.

Castelli di Cannero: nel mastio alcuni momenti chiave sono raccontati attraverso proiezioni, dall’assedio da parte degli Sforza alla trasformazione in una zecca clandestina. Photo Andrea Martiradonna.

All’inizio di tutto c’è stata un’intuizione: per rendere l’informatica più accessibile c’era bisogno di una componente umana”, spiega a humus® Alessandro Masserdotti, ripercorrendo gli inizi pionieristici dello studio, che oggi può contare su una cinquantina di collaboratori. “Un antefatto che forse non tutti conoscono è che la prima scuola al mondo di interaction design è stata fondata proprio qui in Italia, a Ivrea, con un gruppo di docenti diretto dalla designer Gillian Crampton Smith, un’apripista in quest’ambito. L’Interaction Design Institute Ivrea era legato alla Olivetti e affondava le sue radici nella stessa cultura di ricerca e sperimentazione. Un’altra rivoluzione molto importante per il nostro lavoro è avvenuta nel mondo dell’arte a partire dal primo Novecento, quando con il Movimento Dada, e poi ancora di più con Piero Manzoni e con Fluxus, si è cominciato a chiedere al visitatore di assumere un ruolo attivo trasformando il museo da luogo di fruizione passiva a luogo di interazione. In seguito, artisti come Nam June Paik, Bill Viola e altri sono passati all’uso della tecnologia come strumento narrativo e di ingaggio del pubblico. Da qui nasce quello che proviamo a innescare tutti i giorni, cioè fare in modo che i contenuti reagiscano alla presenza del visitatore”. Il nome Dotdotdot allude proprio ai tre puntini di sospensione alla fine di una frase, e al minimo sforzo che l’utente è chiamato a fare per completare il progetto.

Il progetto per il Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca integra elementi fisici e digitali per migliorare l’esperienza di tutti, adattandosi a pubblici diversi, dalle persone anziane ai disabili. Courtesy Dotdotdot.

Il concetto di “strangely familiar”, stranamente familiare, è al centro di questo approccio: un oggetto del quotidiano, come una leva o una lente di ingrandimento, funziona come un ponte verso situazioni meno abituali, per esempio quella in cui un diario ci parla con la voce di un attore. Il Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano (Arezzo), con l’esposizione permanente di oltre 6500 scritti di persone comuni conservati presso l’Archivio Diaristico Nazionale, ospita dai primi anni Dieci del Duemila un percorso interattivo disegnato da Dotdotdot. Qui è l’apertura di un cassetto a scatenare la narrazione di una delle tante storie individuali diluite nella grande Storia attraverso un estratto audio letto da una voce narrante e le riproduzioni digitali di alcune pagine manoscritte. “Tornandoci a distanza di anni ci siamo resi conto che quell’esperienza museale è invecchiata bene. I computer sono stati aggiornati per ovviare a un’obsolescenza tipica della tecnologia, ma il modo in cui il visitatore fruisce dei contenuti è sempre lo stesso e continua a funzionare. Per noi questa è un’ottima notizia: ci dice che un progetto che incorpora tecnologie digitali non è per forza destinato a diventare obsoleto in breve tempo, a meno che non fosse già dal principio un cattivo progetto”, riflette Masserdotti.

Sarebbe facile cercare l’”effetto wow” con animazioni mirabolanti, ma sull’altro piatto della bilancia i progettisti mettono il rispetto dei luoghi e delle architetture. Nel caso dei Castelli di Cannero, gli isolotti rocciosi che affiorano dal Lago Maggiore con le rovine di antiche fortificazioni recentemente restaurate dalla famiglia Borromeo, lo studio ha scelto di mettere da parte l’idea di ricostruire attraverso la realtà aumentata il complesso così come doveva apparire all’apice del suo splendore, ma di mostrarlo al pubblico con l’aiuto di visori per puntare sull’integrazione di elementi narrativi nell’esistente. Al Castello Svevo di Trani le installazioni che compongono il percorso esperienziale, inaugurato lo scorso 19 giugno nell’ambito di una riqualificazione più generale del sito coordinata dall’architetta Anita Guarnieri, si inseriscono armoniosamente in un contesto stratificato dal punto di vista storico e architettonico.

Inaugurate il 19 giugno 2026, le installazioni al Castello Svevo di Trani fanno parte di un più ampio intervento di riqualificazione finanziato dal PNRR con l’obiettivo di arricchire l’architettura dal punto di vista narrativo senza alterarla. Photo Edoardo Delille

Nel corso degli anni, inoltre, Dotdotdot ha cominciato a interessarsi a quello che nei musei non si vede, ma aiuta chi li gestisce a organizzare meglio il proprio lavoro: i dati sui visitatori, sui loro comportamenti e percorsi all’interno dello spazio e sul loro gradimento della proposta. È nata, così, nel corso di una collaborazione con la Fondazione Rovati di Milano, un’infrastruttura digitale vincitrice di diversi premi di design (IF Gold Award e Red Dot Award nel 2024) e selezionata come base di partenza per lo sviluppo dell’app Musei Italiani del Ministero della Cultura. Formata da due parti, una di back-office simile ai gestionali usati da molte aziende ma poco comuni nel mondo della cultura e un’audioguida capace di adattarsi a chi la usa, è l’emblema di una ricerca che presto troverà applicazione anche in un edificio di servizi di grandi dimensioni come la BEIC, la nuova Biblioteca Europea di Informazione e Cultura in costruzione a Milano nel quartiere di Porta Vittoria. “Per noi la tecnologia può essere progettata da zero come qualunque altro tipo di artefatto architettonico. L’intelligenza artificiale? Può essere usata in maniera integrata all’interno di servizi e prodotti – e anche noi lo facciamo – ma non deve essere la soluzione comoda per qualunque problema”.

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Dotdotdot ha progettato e realizzato tre installazioni interattive e multimediali per il Castello Svevo di Trani, voluto da Federico II nel 1233 come parte di un imponente sistema di difesa. Photo Edoardo Delille

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Inaugurate il 19 giugno 2026, le installazioni al Castello Svevo di Trani fanno parte di un più ampio intervento di riqualificazione finanziato dal PNRR con l’obiettivo di arricchire l’architettura dal punto di vista narrativo senza alterarla. Photo Edoardo Delille

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Il progetto per il Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca integra elementi fisici e digitali per migliorare l’esperienza di tutti, adattandosi a pubblici diversi, dalle persone anziane ai disabili. Courtesy Dotdotdot.

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Museo Archeologico Nazionale di Sessa Aurunca: gli elementi tattili sono stati progettati in collaborazione con i curatori, selezionando oggetti particolarmente significativi. Toccandoli, si accede a una dimensione narrativa. Courtesy Dotdotdot

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Le installazioni curate da Dotdotdot per il Sea Beyond Ocean Literacy Centre (2025) sull’isola di San Servolo, a Venezia, il primo centro italiano dedicato all’educazione sugli oceani progettato da Carlo Ratti Associati. Courtesy Dotdotdot.

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Sea Beyond Ocean Literacy Centre: nelle installazioni progettate da Dotdotdot l’ottica si stringe gradualmente e i visitatori hanno la possibilità di interagire direttamente con gli ecosistemi marini. Courtesy Dotdotdot.

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Cannero Walking Tales è il percorso studiato da Dotdotdot per i Castelli di Cannero, che si raccontano direttamente ai visitatori attraverso una voce narrante. Photo Andrea Martiradonna.

8 - Terre Borromeo_Castelli di Cannero Walking Tales - Dotdotdot - photo by Andrea Martiradonna-03

Castelli di Cannero: i contenuti dell’audioguida si attivano automaticamente sul telefonino dei visitatori grazie a un sistema di beacon (piccoli trasmettitori wireless) disseminati dentro la struttura e nei camminamenti esterni. Photo Andrea Martiradonna.

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Castelli di Cannero: per la fortezza medievale in rovina si è scelto un restauro conservativo. Anche l’intervento tecnologico punta a non alterarne la forza espressiva. Photo Andrea Martiradonna.

10 - Terre Borromeo_Castelli di Cannero Walking Tales - Dotdotdot - photo by Andrea Martiradonna-12

Castelli di Cannero: nel mastio alcuni momenti chiave sono raccontati attraverso proiezioni, dall’assedio da parte degli Sforza alla trasformazione in una zecca clandestina. Photo Andrea Martiradonna.

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I quattro fondatori dello studio Dotdotdot: da sinistra, Fabrizio Pignoloni, Giovanna Gardi, Laura Dellamotta e Alessandro Masserdotti. Photo Edoardo Delille.

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