Pochi monumenti al mondo sono così immediatamente riconoscibili come le piramidi di Giza – Cheope, Chefren e Micerino, circondate dalle loro “sorelline” più piccole, le piramidi delle Regine. Le abbiamo viste fin da bambini, sui libri di scuola con i loro profili appuntiti far capolino tra un menhir e un tempio greco, o nei fumetti, sullo sfondo delle avventure di Asterix, o ancor di più sugli schermi, a partire dalle avventure di Indiana Jones. E continuiamo a vederle ovunque, spesso ridotte a cliché visivi riprodotti in qualunque contesto, dai depliant di viaggio alle pubblicità. Così il simbolo dell’eterna sfida dell’uomo per la ricerca dell’immortalità rischia di scolorare nell’abitudine, pur ricevendo ogni anno la visita di oltre 17 milioni di turisti. “Il problema è proprio questo: ci sembra di conoscerle, ma non le guardiamo davvero. Appartengono all’immaginario mondiale più di quanto non appartengano all’esperienza sensoriale”, spiega la curatrice franco-egiziana Nadine Abdel Ghaffar, che nel 2017 ha fondato la piattaforma Art d’Égypte / Culturvator con l’intento di valorizzare il patrimonio storico-artistico del suo Paese attraverso il dialogo con l’arte contemporanea. Il primo passo è stato proprio cercare di ricreare nel pubblico quel senso di meraviglia e di sospensione del tempo che rappresenta l’anticamera della riflessione profonda sulle cose.

Lo ha fatto con l’ultima edizione dell’evento Forever Is Now, tra novembre e dicembre 2025, che ha portato sulla sabbia di Giza, ai piedi delle piramidi e della Sfinge, dieci opere site-specific di artisti contemporanei internazionali, incluso l’italiano Michelangelo Pistoletto. Installazioni maestose che, ognuna a suo modo, convergevano su un unico tema – l’eternità, l’Assoluto, il concetto di “sempre” contenuto nel titolo – creando un colpo d’occhio davvero singolare, un dialogo tra il passato monumentale e un presente in cui sopravvivere allo scorrere del tempo significa anche riconvertire la propria natura. Pistoletto, tra i fondatori del movimento dell’Arte Povera, ha allestito una nuova versione del suo Terzo Paradiso con scarti di marmo provenienti da cave di tutto il mondo. Doors of Cairo, il lavoro del portoghese Vhils che apre il percorso, ricontestualizza vecchie porte raccolte al Cairo trasformandole in un monumento temporaneo. Recycle Group, il duo russo-francese formato da Andrey Blokhin e Georgy Kuznetsov, ha costruito un anello di figure umane in plastica intrappolate in una rete per criticare il consumismo di massa e i suoi esiti (visibili, tra l’altro, già a pochi metri dal complesso delle piramidi, Patrimonio dell’Umanità Unesco). “Un sito storico smette di essere vivo quando cessa di suscitare interrogativi”, chiarisce ancora la curatrice; “posizionando opere contemporanee di fronte a vestigia di 4500 anni fa cerchiamo di produrre uno shock temporale: in questo modo, il visitatore non si limita a osservare la storia, ma prende coscienza della propria posizione nel continuum temporale e del fatto che l’uomo ha sempre sentito l’urgenza di lasciare una traccia del suo passaggio. L’arte contemporanea non traduce il passato per lo spettatore di oggi, non semplifica; al contrario, rende visibile la complessità e ricrea uno stato di attenzione”.

Forever Is Now non è l’unico progetto con cui Nadine Abdel Ghaffar getta ponti tra la storia millenaria dell’Egitto e il suo panorama creativo attuale, oltre che tra una sponda e l’altra del Mediterraneo. Con due edizioni alle spalle, l’iniziativa Tale of Two Cities si concentra sugli intrecci culturali che hanno contribuito alla nascita della cultura classica, affiancando di volta in volta ad Alessandria d’Egitto – dove Ghaffar è cresciuta tra artisti, collezionisti e archeologi in un ambiente colto e cosmopolita – una città europea, in modo da evidenziare i punti di contatto tra le due. Nel 2025, ha scelto di indagare, attraverso una serie di mostre, il parallelismo tra Alessandria d’Egitto e Milano, due centri che si somigliano “perché si sono costruiti attraverso gli incontri: Alessandria, ex polo culturale ellenistico, è fatta di stratificazioni successive e di influenze greche, romane, arabe, e più in generale mediterranee, mentre Milano è il prodotto di innumerevoli scambi, contatti commerciali e migrazioni”.
Nel prossimo futuro, racconta a humus®, le piacerebbe approfondire il discorso prendendo in esame altre città d’Europa, magari affacciate sul mare. “Al di là di quelle che potrebbero essere le scelte più ovvie come Roma o Parigi, ci sono corrispondenze profonde con il Portogallo, con Istanbul o con l’altro lato del Mar Rosso. Un modo per svelare come l’Egitto sia stato un crocevia di relazioni, piuttosto che un luogo isolato dove una grande civiltà è nata in mezzo al nulla.”
Uno scatto della quinta edizione di Forever Is Now, che si è tenuta alle piramidi di Giza tra l’11 novembre e il 6 dicembre 2025. Alex Proba (USA) e SolidNature (Paesi Bassi), installazione Echoes of the Infinite in marmo, onice e pietra arenaria, ph. MO4 Network
Un dettaglio dell’opera di Alex Proba (USA) e SolidNature (Paesi Bassi) che rimanda ai motivi cosmici cari agli antichi Egizi, ph. MO4 Network.
Una delle installazioni site-specific realizzate da artisti contemporanei internazionali per la quinta edizione di Forever Is Now. Alexandre Farto aka Vhils (Portogallo), Doors of Cairo, ph. MO4 Network
Alexandre Farto aka Vhils (Portogallo), Doors of Cairo. Installazione realizzata con porte di recupero trovate nei quartieri del Cairo, ph. MO4 Network
King Houndekpinkou (Benin-Francia), White Totem of Light, scultura alta 4 metri decorata con pattern ispirati alla natura e alla spiritualità africana e giapponese, ph. MO4 Network
Nadim Karam (Libano), Desert Flowers, sculture realizzate con materiali di recupero, ph. MO4 Network
Code of the Eternal dell’artista coreano J. Park, specializzato nelle ricerche sul “rumore” digitale, incorpora una serie di messaggi nascosti intrecciando spiritualità e tecnologia, ph. MO4 Network
Art d’Egypte, Forever Is Now, quinta edizione. The Third Paradise (Il Terzo Paradiso) di Michelangelo Pistoletto riprende in una nuova veste il simbolo ideato dal padre della Venere di Stracci e di altre celebri opere, ph. MO4 Network
Ma’at, opera dell’artista egiziana Salha Al-Masry, è un grande anello che somiglia a quelli indossati dai faraoni nell’antico Egitto e incornicia le piramidi, ph. MO4 Network
Un dettaglio dell’opera Ma’at di Salha Al-Masry, ph. MO4 Network
Ana Ferrari (Brasile), Wind. L’artista emergente brasiliana presenta una spirale monumentale formata da 21 flauti che trasformano il vento del deserto in musica, ph. MO4 Network
Mert Ege Köse (Turchia), The Shen. L’opera dell’artista turco rielabora la forma dello “shen” (un cerchio con una linea tangente), uno degli amuleti egizi più antichi che si ritrova nei monili e negli oggetti funerari, ph. MO4 Network
L’installazione Null di Recycle Group (Francia-Russia), un monito alle conseguenze del consumismo sfrenato, ph. MO4 Network
Nadine Abdel Ghaffar, fondatrice di Art d’Egypte, courtesy Art d'Egypte
