Innesti d’arte a Herakleia

di Giulia Marani

Se esistesse un paradiso, me lo immaginerei più o meno così”, esordisce Antonio Oriente quando gli chiediamo di raccontarci come si presentasse la Vallata Mediana del Parco Archeologico di Herakleia, in Basilicata, quando vi effettuò i primi sopralluoghi per mettere a punto l’intervento artistico Siris. Il progetto lo ha visto impegnato in quel luogo a due passi dal mare, alle porte di Policoro, insieme a Studio Studio Studio, il laboratorio interdisciplinare fondato dall’artista Edoardo Tresoldi. A quei tempi, nel Parco Archeologico di Herakleia le rovine dell’omonima città greca del VII secolo avanti Cristo, poi diventata un importante centro romano sotto il nome di Eraclea, nuotavano nella vegetazione. La vita che una volta brulicava per le sue strade poteva soltanto essere immaginata. Il sito aveva un enorme fascino, ma si sentiva il bisogno di renderlo leggibile anche da un pubblico non specializzato, trovando “un equilibrio tutt’altro che semplice tra il desiderio di costruire e la preoccupazione di non alterare in maniera sensibile un luogo così ricco di storia”. E aggiunge: “Con il nostro gruppo di lavoro abbiamo vissuto delle settimane di immersione totale nella cultura locale, cercando di disegnare una linea del tempo che partisse dalla Magna Grecia per arrivare fino a oggi”.

A rendere visibile l’invisibile, per così dire, ci ha pensato l’arte contemporanea con il guanto di velluto del progetto Siris, grazie a cui i resti archeologici del Parco, tra i quali spiccano il Tempio Arcaico e il Santuario di Demetra, sono stati valorizzati da tre installazioni site-specific degli artisti internazionali Gijs Van Vaerenbergh, Selva Aparicio e Max Magaldi, svelate per la prima volta al pubblico nel novembre 2025. Nella prima, Rovina Inversa, firmata dallo studio di architettura belga di Pieterjan Gijs e Arnout Van Vaerenbergh, il tempio Arcaico, che era fruibile solo nelle fondamenta, ha ritrovato la sua monumentalità grazie a una ‘presenza fantasma’: una struttura reticolare metallica alta dodici metri che mantiene in sospensione frammenti ricostruiti del timpano, delle cornici e di altri elementi architettonici e lascia immaginare come fosse l’edificio scomparso.

Gijs Van Vaerenbergh, Rovina Inversa, 2025. L’idea di invertire la presenza materica del tempio era nata già nel 2021, durante una residenza artistica, ph. Roberto Conte

È una scelta alla base di tutti i nostri interventi nel contesto archeologico”, spiega Oriente. “La Materia Assente di Tresoldi (il concetto artistico basato sul potere evocativo della rete metallica, ndr.) ha aperto una strada: è uno strumento di lettura del patrimonio, non solo una scelta formale. I volumi originali degli edifici antichi fungono da linee guida nella progettazione ma l’obiettivo non è la ricostruzione, si tratterebbe di falsi storici. Marc Augé, l’antropologo dei ‘non luoghi’, ha definito la ricostruzione come «l’evidenza illusoria del presente»; ogni epoca ha avuto la propria contemporaneità e va espressa in modo chiaro e leggibile, senza ambiguità, pur nel rispetto delle evidenze archeologiche e del contesto naturale.” Augé ha guidato l’operazione con le sue riflessioni, in particolare quelle contenute in un testo fondamentale come Rovine e macerie (Bollati Boringhieri, 2004). “Il pensiero di Augé ci ha condotto a leggere le rovine non come semplici resti ma come luoghi carichi di tempo e assenze attive. In quel libro emerge l’idea che la rovina non sia solo perdita, ma condizione aperta, capace di produrre senso nel presente. Questo approccio ha orientato tutto il progetto: non restaurare un’immagine ideale del passato ma lavorare su ciò che resta, sulle lacune, sulle stratificazioni e sulle possibilità di relazione che queste generano oggi.

L’elemento naturale viene sottolineato dalle altre due installazioni del progetto Siris e si carica di nuovi significati: il Bosco Sacro, in cui sette sculture ispirate alle edicole votive rurali, realizzate dall’artista spagnola Selva Aparicio con trame ricavate dalle piante raccolte sul posto attraverso rilievi botanici, costruiscono un percorso che conduce verso il Santuario di Demetra. Infine, la sonorizzazione di Max Magaldi, fruibile grazie a un’app, che aggiunge una quarta dimensione, quella del suono, all’ecosistema del Parco, usando la voce della cantautrice Daniela Pes e i testi della poetessa Claudia Fabris, che “lavora da tempo in Basilicata”, racconta Oriente, “e ha avuto un ruolo fondamentale nell’ascolto e nell’approccio al sito”.

La poetessa Claudia Fabris con gli studenti della scuola Lorenzo Milani di Policoro durante il laboratorio ispirato ad Arbosonica di Max Magaldie curato da TAM – Tower Art Museum di Matera, ph. Emanuele Taccardi

Con gli artisti ci siamo interrogati sui riti demetriaci, sull’eredità degli ex voto e su come queste pratiche si siano trasformate nel tempo fino ad arrivare ai giorni nostri”, racconta Antonio Oriente. “Abbiamo partecipato a riti arborei locali come il Maggio di Accettura, per conoscere e vivere il più possibile il territorio lucano, anche perché io a Policoro ci sono nato e ho sempre sentito l’onere e l’onore di portare a termine un lavoro all’altezza della storia di questo luogo.La conoscenza della provincia lucana, con le sue peculiarità, si è rivelata un atout fondamentale per un progetto che, nonostante la caratura internazionale degli artisti coinvolti, sceglie di mettere al centro la dimensione locale. “L’arte pubblica deve necessariamente avere il suo incipit nelle comunità di riferimento: Siris è, prima di tutto, espressione di un territorio, e nasce per le scuole, per le associazioni, anche per i turisti. Ma prima di tutto per la popolazione che qui vive e risiede.”

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Gijs Van Vaerenbergh, Rovina Inversa, 2025. Lo studio di architettura belga ha ricreato i volumi perduti del Tempio Antico all’interno del sito archeologico di Herakleia vicino a Policoro, in Basilicata, ph. Roberto Conte

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Gijs Van Vaerenbergh, Rovina Inversa, 2025. L’idea di invertire la presenza materica del tempio era nata già nel 2021, durante una residenza artistica, ph. Roberto Conte

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Gijs Van Vaerenbergh, Rovina Inversa, 2025. Ricreare i volumi del tempio con una struttura metallica consente di lasciare spazio visivo alle evidenze archeologiche e di assicurare la reversibilità dell’intervento, ph. Roberto Conte

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La Rovina Inversa di Gijs Van Vaerenbergh nella luce del tramonto, ph. Roberto Conte

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Gijs Van Vaerenbergh, Rovina Inversa, 2025. Le opere si inseriscono nel contesto di un Ecomuseo Archeologico immaginato per ridare luce ai reperti delle colonie greche che qui si insediarono a partire dal VII secolo a.C., ph. Roberto Conte

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Un momento dell’inaugurazione di Siris, il 10 novembre 2025 L’obiettivo del progetto è anche quello di rinsaldare la relazione tra questi reperti e il vicino Museo Archeologico Nazionale della Siritide, ph. Emanuele Taccardi

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Antonio Oriente nel Parco Archeologico di Herakleia. Situato alla periferia nord di Policoro e usato anche come parco urbano, il sito ospita resti archeologici di un importante insediamento della Magna Grecia, ph. Emanuele Taccardi

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Antonio Oriente con un collaboratore durante la costruzione della Rovina Inversa, ph. Emanuele Taccardi

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La poetessa Claudia Fabris con gli studenti della scuola Lorenzo Milani di Policoro durante il laboratorio ispirato ad Arbosonica di Max Magaldi e curato da TAM – Tower Art Museum di Matera, ph. Emanuele Taccardi

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Daniela Pes e Max Magaldi nel Parco archeologico di Herakleia. Gli artisti provenivano da contesti molto diversi e per costruire un’ibridazione culturale sono stati fondamentali i contributi di tanti altri attori, ph. Emanuele Taccardi

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