C’era una volta la Cina delle ruspe e dei bulldozer, quella in cui il volto delle città cambiava al ritmo delle demolizioni e in cui lo slancio verso il futuro poteva essere talmente forte da portare a fare tabula rasa del passato. C’era una volta, perché oggi il panorama appare decisamente più complesso: lo spazio urbano, da arena con poche regole, se non quelle legate all’ottimizzazione per accogliere i nuovi cittadini in arrivo dalle campagne, è diventato un tessuto sul quale intervenire non soltanto edificando nuovi volumi ma anche con azioni mirate di ricucitura – dal recupero di quartieri storici alla valorizzazione di aree abbandonate o informali – che puntano a ripristinare la stratificazione temporale.
“In Asia c’è sempre stata un’idea di rigenerazione continua”, spiega l’architetto Andrea D’Antrassi, che da Roma coordina le operazioni europee di uno dei più importanti studi di architettura cinese, MAD, fondato nel 2004 da Ma Yansong. “I templi in legno, per esempio, in passato venivano rinnovati periodicamente sostituendo le parti deteriorate; erano come la Fabbrica del Duomo di Milano, che si dice infinita perché è sempre in movimento. In epoca contemporanea, invece, per un certo periodo si è parlato poco di rigenerazione perché si tendeva a demolire e poi ricostruire, in virtù di logiche quasi speculative, basate sulla massimizzazione del rientro degli investimenti immobiliari. Io stesso ho vissuto per molti anni a Pechino e ho potuto assistere a questo fenomeno. Negli ultimi anni, invece, si è capito nuovamente quanto sia importante tutelare il tessuto storico facendolo dialogare con il nuovo.”

MAD non è estraneo a questo movimento, anzi. I suoi progetti, dalle linee spesso audaci e futuristiche, si confrontano volentieri col tema dell’identità storica e culturale delle città e non esitano a incorporare elementi architettonici preesistenti valorizzandoli in un nuovo contesto. Un intervento che ha fatto scuola in questo senso è quello delle Hutong Bubble, ‘bolle’ di acciaio inossidabile usate negli anni Dieci del Duemila per rivitalizzare gli hutong, i caratteristici vicoli della città vecchia di Pechino con le loro case di corte tradizionali spesso abbandonate dai loro abitanti perché considerate scomode e poco adatte alla vita moderna. “Quelle abitazioni di solito hanno bisogno di una riconfigurazione perché deficitano di spazi funzionali come i bagni e le cucine. Per questo ci siamo chiesti: perché non inserire un blocco che porti queste funzioni?”, ricorda D’Antrassi. “Non volevamo, però, un classico box, ma una forma organica che parlasse un linguaggio contemporaneo e che, invece di mimare le architetture storiche, fosse nuova e immediatamente riconoscibile.” E così è stato: la superficie specchiata delle Hutong Bubble, posizionate sui tetti o sulle terrazze delle case come escrescenze bizzarre e suggestive, riflette il paesaggio circostante attutendo l’effetto straniante dell’accostamento.

Le forme sinuose degli edifici con cui Ma Yansong e suoi stanno ridisegnando le città cinesi, e non solo, non dipendono semplicemente da una generica ricerca di novità rispetto alle soluzioni proposte dalla geometria euclidea o dall’influenza di Zaha Hadid, nel cui studio il fondatore di MAD ha lavorato subito dopo la laurea. Alla loro base c’è una precisa filosofia progettuale, quella della città Shanshui, che punta a ridefinire il rapporto tra natura e spazio costruito smussando, per quanto possibile, le differenze tra ciò che viene creato dall’uomo e il paesaggio naturale fatto di rilievi e corsi d’acqua. “Letteralmente, shanshui significa ‘acqua e montagna’ e si riferisce alla pittura tradizionale cinese di paesaggio”, chiarisce ancora Andrea D’Antrassi, che frequenta il ‘Paese di Mezzo’ dal 2008, anno in cui ha lavorato con Massimiliano Fuksas al progetto del Terminal 3 dell’aeroporto di Shenzhen. “Si tratta di una poetica che vuole riconnettere l’architettura all’ambiente naturale, rendendola più morbida e rarefatta, per ottenere lo stesso effetto di pace e di serenità che troviamo in quei dipinti. Così, anche una torre di uffici può diventare una di quelle montagne smussate dal vento e dalla pioggia.” L’One River North (2019-2024), il complesso polifunzionale di 16 piani realizzato a Denver, negli Stati Uniti, ha la facciata principale divisa da una profonda spaccatura che ricorda un canyon e fornisce ai suoi utenti terrazze e punti panoramici dai quali osservare i dintorni.
Secondo D’Antrassi, che guida la sede romana di MAD e ha un ruolo di ponte tra la sede centrale di Pechino e l’Europa, l’approccio dello studio alla rigenerazione urbana funziona perfettamente anche nel contesto del Vecchio Continente, dove il rispetto della stratificazione storica è spesso oggetto di vincoli specifici. “Quando si lavora in contesti storici, tutto passa dalla riscoperta di quello che gli antichi chiamavano genius loci: è importante capire qual è l’anima di un luogo e tentare di darle nuova vitalità senza stravolgerla”, spiega. “Il progetto del Fenix Museum di Rotterdam, che abbiamo curato di recente, è una grande operazione di rigenerazione di un vecchio magazzino degli anni Quaranta, trasformato in un museo dell’immigrazione perché è proprio da lì che una volta milioni di persone partivano per le Americhe. Nella lobby c’è una sorta di scala monumentale a elica, che raggiunge il tetto dell’edificio, che abbiamo chiamato Tornado e che si distingue in maniera molto netta rispetto all’architettura storica, creando una contrapposizione armonica tra vecchio e nuovo.”

Nel primo progetto italiano dello studio, la ristrutturazione di un palazzo di 22.000 metri quadrati in via Boncompagni, a Roma, con l’inserimento di grandi vetrate ricurve in continuità con la struttura originale in cemento armato, ritroviamo lo stesso dialogo tra passato e presente. “Il complesso si trova in un quartiere non centrale come il Sallustiano, che ha già visto diverse sperimentazioni architettoniche. Bisogna fare sempre un’analisi seria del sito ed è meglio evitare rotture troppo forti, perché la città vive anche delle sue continuità e dei suoi equilibri”, aggiunge D’Antrassi. Quella della mediazione, d’altronde, è un’arte che l’architetto romano ha imparato a maneggiare alla perfezione dopo tanti anni tra l’Italia e la Cina.
MAD, Fenix Museum, Rotterdam, 2025. Il Fenix è il primo museo progettato da MAD in Europa e realizzato negli spazi di un ex magazzino degli anni Venti dalla storia travagliata, ph. Hufton+Crow
MAD, Fenix Museum, Rotterdam, 2025. Una doppia scala elicoidale alta 30 metri, rivestita con pannelli di acciaio inox, conduce dal piano terra al tetto panoramico, ph. Hufton+Crow
MAD, Fenix Museum, Rotterdam, 2025. La scala è stata ribattezzata Tornado perché il suo movimento simboleggia quello incessante delle persone da una parte all’altra del globo, ph. ArchExist
MAD, Urban Forest, Chongqing, 2009. Questa torre di 385 metri ha ridisegnato lo skyline della città cinese. In accordo con il concetto di città Shanshui, il suo profilo mosso ricorda quello di una montagna.
MAD, Chaoyang Park Plaza, 2017. L’edificio, situato nel business district di Pechino, per le sue forme ricorda i paesaggi naturali immortalati nei dipinti tradizionali cinesi, ph. Iwan Baan
MAD, Quzhou Stadium, 2022. Natura e architettura si fondono nel progetto del nuovo complesso sportivo della città cinese di Quzhou, dotato di un parco di oltre 700.000 metri quadrati, ph. Aogvision
MAD, Quzhou Stadium, 2022. Lo stadio ipogeo al centro del progetto, pensato per accogliere 30.000 spettatori, si integra perfettamente nel paesaggio, ph. CreatAR Images
MAD, Shenzhen Bay Culture Park, 2018-2025. Il “parco della cultura” somiglia a un giardino zen con le sue costruzioni candide e arrotondate come ciottoli, ph. Zhu Yumeng
MAD, Shenzhen Bay Culture Park, 2018-2025. Il progetto riunisce una serie di edifici a vocazione culturale, tra cui un museo di storia naturale e tecnologia e uno dedicato al design, ph. Zhu Yumeng
MAD, Baiziwan Social Housing, Pechino, 2021. È il primo progetto di edilizia sociale firmato da MAD Architects, con dodici edifici pensati per accogliere 4.000 nuclei familiari, ph. CreatAR Images
MAD, Hutong Bubble 32, Pechino, 2008-2009, courtesy MAD. È il primo di una serie di interventi di micro-scala negli "hutong" di Pechino, le stradine del centro storico con le loro caratteristiche case a corte.
MAD, Hutong Bubble 32, Pechino, 2008-2009, courtesy MAD. È il primo di una serie di interventi di micro-scala negli "hutong" di Pechino, le stradine del centro storico con le loro caratteristiche case a corte.
Ritratto di Andrea D'Antrassi