humus® quattro – La memoria delle città

di Antonella Galli

Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira dagli alti bastioni. Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato.” Italo Calvino (Le città invisibili, Einaudi 1972) magistralmente condensa in una manciata di righe l’essenza di una città, che si esprime attraverso la relazione tra i suoi spazi e le storie che li hanno attraversati. Il quarto numero di humus® si interroga su questa relazione.

Nell’intersecarsi delle due dimensioni, quella umana e quella architettonico-spaziale, si costruisce il tessuto delle città, nelle quali vive il 45% degli 8,2 miliardi di persone che popolano il pianeta (erano il 20% nel 1950). Lo segnalano i World Urbanization Prospects 2025 delle Nazioni Unite, in cui le proiezioni indicano che due terzi della crescita demografica mondiale da qui al 2050 avverrà nelle città. Il futuro, quindi, così come buona parte del presente dipendono da quanto si è in grado di comprendere questa relazione e da come la si governa.

Il punto di partenza è la nostra capacità di individuare il senso e l’anima di una città. Due elementi che non si trovano (non solo, almeno) nei dati e nei grafici che la definiscono, ma nelle storie che essa incorpora, quelle del passato e quelle che compongono il presente, giorno dopo giorno. Storie di persone e di sogni, di bisogni e di progetti, che si stratificano e crescono – se la città è virtuosa – in accordo con il genius loci, lo spirito del luogo. Saperlo cogliere non è solo un divertissement letterario, ma un metodo per individuare le dinamiche profonde delle città, per afferrare quell’utilissimo ‘invisibile’ con cui Calvino definì le città del suo libro: è il metodo del flâneur – colui che si avventura a piedi nella città e vi si abbandona – che il sociologo urbano Giampaolo Nuvolati descrive per humus® nel breve saggio L’identità delle città.

Le indagini in corso sul rapporto tra città e memoria sono numerose e lo inquadrano da punti di vista inattesi: c’è quello di Ricky Burdett, urbanista e curatore della mostra Roma nel Mondo al MAXXI di Roma, che ha illustrato a humus® come la mostra restituisca un fedele ritratto della Città eterna tra contemporaneità e storia, tra evoluzione e immaginario. E c’è il punto di vista di GXN, centro danese di ricerca che lavora tra comportamento, materiali e politiche urbane: Mattia Di Carlo, che di GXN è Circular Design Specialist, ci ha rivelato i percorsi e le sperimentazioni in corso verso un riuso sostenibile degli edifici urbani, affinché la città si trasformi in una grande infrastruttura circolare.

Anche l’arte guarda alle memorie urbane come a un pozzo a cui attingere tesori: lo racconta Bouke de Vries, divenuto artista dopo essersi specializzato nel restauro della ceramica, che compone le sue opere utilizzando unicamente cocci di ceramiche domestiche di scarto. Troverete in questo numero altre voci eccellenti, che svelano indagini e sperimentazioni intorno alla memoria delle città, come quella del sound artist Stuart Fowkes, che da dieci anni raccoglie i suoni delle città del mondo, o quella del curatore Antonio Oriente, che ha rigenerato attraverso l’arte il sito archeologico di Herakleia, in Basilicata, restituendo ai visitatori la viva percezione di un lontanissimo passato.

Come suggerisce Italo Calvino nelle Città invisibili, il modo in cui abitiamo le città dipende dal nostro sguardo e dalla nostra capacità di immaginare alternative. In questo numero humus® ne propone alcune, confidando che possano alimentare idee, pensieri e progetti per città non solo più efficienti, ma più consapevoli – e più felici.

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