Le identità delle città e dei borghi risiedono nelle storie stratificate delle persone, con desideri e bisogni, paure e sogni, spesso dimenticati o sommersi. L’arte ha il compito di riattivarli, come è accaduto a Bagnara di Romagna (Ravenna) nel giugno 2025 con il Concierto de ranas – Preludio para seres del umbral. Il progetto di arte partecipata è nato nell’ambito di Una Boccata d’Arte, l’iniziativa di Fondazione Elpis che dal 2020 coinvolge ogni anno 20 artisti e curatori in altrettanti borghi di tutta Italia per dare vita a opere site-specific in relazione con le comunità locali. Nel Concierto de ranas, ideato dalla messicana Vica Pacheco e curato da Sofia Baldi Pighi, la piccola comunità di Bagnara si è riunita, con una sorta di processione laica, nel vicino sito storico di Prato di Sant’Andrea, dove la connessione con la natura e la storia del luogo è stata riattivata in profondità grazie a un evento sonoro con un’orchestra diffusa di strumenti musicali in ceramica (campane, grammofoni a forma di fiori e rane) realizzati secondo le tradizioni locali.
Abbiamo incontrato la curatrice Baldi Pighi e l’artista Pacheco per discutere come il camminare insieme, l’ascolto profondo e la partecipazione collettiva abbiano trasformato Bagnara di Romagna in un organismo vivente, dove la memoria emerge come archivio sensibile. Il borgo non viene idealizzato né ridotto a immagine, ma letto, ascoltato e re-immaginato.
Nell’opera Concierto de ranas la camminata condivisa attraversa il borgo come un gesto di ascolto lento, quasi un modo di leggere la città oltre le sue funzioni quotidiane. In che modo il camminare insieme vi ha permesso di entrare in relazione con la memoria del luogo e con le tracce di chi lo abita o lo ha abitato?
Vica Pacheco: Camminare insieme è, per me, un modo di creare un organismo più grande – che ascolta meglio e vede meglio. In un senso molto semplice, più occhi e più orecchie ci permettono di coprire più territorio, più dettagli e più livelli di riflessione.
Siamo esseri che tendono ad abituarsi alle informazioni sensoriali: suoni, luce, odori. Senza l’esercizio consapevole di rallentare e di accordare la nostra attenzione, rischiamo di non cogliere segnali importanti di cambiamento – come “certi uccelli non si sentono più” oppure “c’è più rumore di traffico rispetto a cinque anni fa”. In questo contesto, l’ascolto diventa uno strumento, quasi un’interfaccia per leggere ciò che ci circonda.
Quello che volevo fare era semplicemente rendere questo ascolto un po’ più evidente. Quando camminiamo insieme accade qualcosa di molto bello: condividiamo ciò che vediamo e ciò che sentiamo, e inizia a formarsi una rete in movimento – un corpo collettivo che trasporta informazioni e ci permette di situarci in modo diverso all’interno del luogo che abitiamo.

I borghi rischiano spesso di essere ridotti a immagini o a fondali scenografici. In Concierto de ranas, invece, il sito del concerto sembra riaffermare il borgo come organismo vivente e portatore di memoria collettiva. Quali criteri hanno guidato la scelta di questo spazio e in che modo il progetto dialoga con l’identità urbana e sociale del luogo, permettendole di evolvere senza cancellarla?
Sofia Baldi Pighi: Troppo spesso i borghi vengono ridotti a semplici sfondi da cartolina, cannibalizzati da strategie di promozione turistica. L’arte si è spesso resa complice di queste dinamiche: ecco perché, come operatori culturali, abbiamo il dovere di interrogarci sulle modalità di innesto di progettualità in cui l’arte generi un impatto concreto e duraturo. Il processo creativo situato e lento apre spazi di dialogo inattesi: coinvolge chi abita il territorio, genera narrazioni condivise, richiede ascolto profondo. Accade, così, qualcosa di magico: la comunità non è più mera spettatrice, ma co-partecipe attiva. Nel caso di Concierto de ranas – Preludio para seres del umbral abbiamo attivato una produzione artistica attorno alla ceramica – tecnica di cui il territorio vanta una conoscenza magistrale, realizzata in collaborazione con il laboratorio artigianale Sottosasso – e coinvolto Remo Sassatelli, il falegname del paese, per i supporti. Una produzione di prossimità, non solo tecnica, ma anche umana. La scelta del luogo per ospitare un’opera pubblica così preziosa – un’installazione sonora in ceramica e porcellana – è stata inusuale: inaspettatamente, Vica Pacheco ci ha condotti verso il Prato di Sant’Andrea, un sito oggi decentralizzato, a circa due chilometri a piedi dal centro. In questo modo, l’artista costruisce un ponte simbolico e temporale con le origini antiche della comunità e traccia un filo verso il suo futuro. Con questa scelta si opera uno spostamento: dal centro antropico del borgo verso il cuore pulsante della vita non-umana, riaffermando il villaggio come organismo vivente e portatore di memoria collettiva. Il progetto non cancella l’identità urbana e sociale del luogo, ma la fa evolvere, rendendola porosa al canto delle altre specie e alla cura condivisa del territorio, in un dialogo tra passato archeologico, presente ecologico e futuro interspecie.
Il luogo scelto per il concerto non è uno spazio neutro, ma una parte integrante dell’identità del borgo. Come avete lavorato affinché il suono non si imponesse sul luogo, ma facesse emergere la sua storia, il paesaggio e ciò che lo definisce come spazio urbano e comunitario?
Vica Pacheco: L’intenzione non è mai stata quella di creare un’opera che si imponesse sul luogo, ma piuttosto che amplificasse lo stesso. Sono molto interessata alla metafora del contenitore, inteso come tecnologia primordiale ed empatica, ma anche come modalità per permettere la coesistenza tra interno ed esterno. Le sculture presenti nello spazio – e quelle tenute dal pubblico – funzionavano come contenitori dell’ambiente, come dispositivi per connettersi al sito attraverso l’ascolto profondo.
Il concerto, realizzato in collaborazione con il compositore Luis Pestana, è stato in un certo senso la proiezione di un collage sonoro di Bagnara di Romagna: i suoni quotidiani, gli elementi naturali del luogo – come il canto delle rane, divenute protagoniste – la chiesa e il suo organo, così come la memoria dell’opera del compositore Pietro Mascagni (a cui Bagnara ha dedicato un museo, ndr.).
Più che un concerto nel senso tradizionale, è stata un’offerta di memoria, una sorta di ristoro che invita a riflettere non solo sulla bellezza del luogo, ma anche sulle trasformazioni e le modifiche che l’ambiente e la natura hanno subito, e su una consapevolezza di ciò che può ancora essere riparato.

Nel progetto, la camminata diventa una pratica curatoriale che connette l’artista, la comunità e lo spazio urbano. Come è stato costruito questo percorso attraverso il borgo e in che modo ha contribuito a trasformare la città stessa in un archivio vivente?
Sofia Baldi Pighi: Nella mia pratica curatoriale per Boccata d’Arte, iniziata nel 2023 con la curatela della regione Emilia-Romagna, ho deciso di stimolare una metodologia basata sull’incontro con il pubblico in movimento. La porosità del gruppo – composto da partecipanti intenzionali, passanti, abitanti e osservatori casuali – permette all’opera di essere permeabile al contesto sociale, evitando una fruizione chiusa e riservata solo agli addetti ai lavori. Come sottolineato nel libro Walking as research practice di Alice Twemlow e Tânia A. Cardoso (Roma Publications, 2024) camminare insieme sposta il focus dalla trasmissione unilaterale di contenuti e supera l’idea di un pubblico passivo. Nell’edizione del 2025 Pacheco concepisce la camminata con una processione laica collettiva. L’artista ha riunito gli abitanti distribuendo loro una scultura in ceramica raffigurante una rana, grande quanto il palmo d’una mano. Questa distribuzione collettiva ha attivato una condivisione di responsabilità, democratizzando la partecipazione all’opera. Durante il cammino, artista e pubblico hanno attivato insieme le rane in ceramica, trasformando così una camminata in una migrazione non più solo fisica, ma mentale che dal centro urbano (e umano) del paese ha lentamente accompagnato verso un luogo altro. Riprodurre collettivamente questa “traversata di ascolto” ha permesso di rivivere i passi dell’artista. Vica Pacheco ha creato un sound landscape con i suoni del borgo: l’organo barocco della chiesa, gli schiamazzi al bar, i bambini che giocano, le campane che impazzano, ma anche la vita non-umana (il canto delle rane, degli uccelli e delle altre specie che compongono l’ecosistema locale). La performance si trasformerà in un cd d’artista, co-prodotto da Fondazione Elpis in collaborazione con Threes, che permetterà all’immersione sonora Concierto de ranas di raggiungere altri luoghi e di stare sempre “in movimento”.
Il dettaglio di una delle campane in ceramica appositamente create per il Concierto de ranas – Preludio para seres del umbral di Vica Pacheco a Bagnara di Romagna, ph. Daniele Signaroldi
La Rocca Sforzesca di Bagnara di Romagna, che ospita il Museo del territorio di Bagnara e della Bassa Romagna, ph. Daniele Signaroldi
Una via di Bagnara di Romagna, il paese che ha ospitato nel giugno 2025 il progetto di arte partecipata di Vica Pacheco nell’ambito dell’iniziativa Una Boccata d’Arte, con il sostegno di Fondazione Elpis, ph. Daniele Signaroldi
Una delle campane in ceramica installate per il Concierto de ranas, prodotta localmente secondo metodi tradizionali. È ispirata ai fiori di campo chiamati Occhi della Madonna, ph. Daniele Signaroldi
Il pubblico che ha partecipato al Concierto de ranas è stato coinvolto nell’attivazione degli strumenti, in sintonia con i suoni della natura circostante, ph. Daniele Signaroldi
L’artista messicana Vica Pacheco ha guidato la processione laica degli abitanti per raggiungere Prato di Sant’Andrea, in cui si è tenuto il Concierto de ranas, ph. Daniele Signaroldi
Vica Pacheco mentre suona uno degli strumenti in ceramica a forma di rana durante il Concierto, ideato come un rito di cura per ricucire il legame tra la comunità e l’acqua, ph. Daniele Signaroldi
Un momento del Concierto de ranas a Bagnara di Romagna, in cui il pubblico si è trasformato in un corpo sonoro in movimento, ph. Daniele Signaroldi
Le sculture sonore a forma di rana sono state realizzate con il laboratorio artigianale Sottosasso e sono frutto di una ricerca sulle tradizioni ceramiche faentine, ph. Daniele Signaroldi
Un dettaglio delle sculture sonore del Concierto. La forma della rana richiama le presenze naturali del Prato di Sant’Andrea, il luogo vicino al paese di Bagnara in cui si è svolto il Concierto, ph. Daniele Signaroldi
Gli strumenti in ceramica affidati ai partecipanti al Concierto de ranas – Preludio para seres del umbral di Vica Pacheco a Bagnara di Romagna, opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025, ph. Daniele Signaroldi
La curatrice Sofia Baldi Pighi, ph. Marija Grech