Il Palazzo di Barchi: se il cantiere si apre alla città

di Giulia Marani

Se chiedessimo a un programma di intelligenza artificiale di disegnare un cantiere, la risposta sarebbe, con ogni probabilità, l’immagine di un luogo recintato, accessibile solo agli addetti ai lavori, con pile ordinate di mattoni e di travi metalliche e un cartello che indica le date di inizio e fine lavori. Nel caso del cantiere per il recupero di Palazzo Lenci, gioiello architettonico nel borgo marchigiano di Barchi, tale risposta sarebbe assai lontana dalla realtà. Infatti, quello che è in corso da poco più di un anno nella cittadina progettata nel Cinquecento dall’architetto Filippo Terzi è un cantiere decisamente sui generis: i lavori a Palazzo Lenci, all’abbandono da decenni, sono stati impostati dalla società trevigiana 593 Studio secondo i criteri della progettazione architettonica partecipata, un approccio che parte dall’ascolto dei futuri utenti di un edificio o di uno spazio per far sì che i loro bisogni e desideri siano presi in considerazione. L’obiettivo, come spiega Michele Sbrissa, CEO di 593 Studio, è di usare il palazzo storico, recentemente acquisito, come sede di un laboratorio permanente aperto a tutta la cittadinanza, un “luogo del fare ma anche un luogo in cui socializzare, ricostruire la comunità, fare innovazione a partire dalle piccole cose, sviluppando iniziative economiche e turistiche”.

La facciata di Palazzo Lenci a Barchi durante la ristrutturazione. Per coinvolgere i cittadini di Barchi è stato creato il sito inbarchiamoci.it. Courtesy 593 Studio

A quasi cinquecento anni dai fasti rinascimentali che l’hanno visto nascere, oggi il borgo marchigiano in provincia di Pesaro e Urbino soffre dei mali tipici delle aree interne italiane: lo spopolamento, con meno di mille abitanti rimasti tra il centro e le frazioni, e la rarefazionedei negozi e delle attività di vicinato. Nel primo anno di cantiere le priorità sono state la sistemazione dell’esterno del palazzo, per quanto riguarda le facciate e il tetto, e la riconnessione con il centro storico attraverso la creazione di un nuovo corridoio urbano e architettonico. “Il primo atto simbolico che abbiamo fatto è stato riaprire il ‘vicolo degli ebrei’, una stradina cieca che ha ospitato il ghetto ebraico di Barchi fino a metà Ottocento, abbattendo un muro tra il vicolo e il cortile interno del palazzo. In tal modo il sottoportico, che conserva ancora la pavimentazione originale, diventerà un passaggio aperto al pubblico con un’atmosfera un po’ veneziana”, racconta Sbrissa.

Il prossimo passo, entro la fine dell’anno, sarà ultimare la ristrutturazione delle parti interne e tenere a battesimo due locali: un’attività commerciale al piano terra – “in un salone con dei bellissimi pavimenti a spina di pesce in mattoni che verranno ricostruiti durante l’estate da una quindicina di studenti tedeschi che parteciperanno a un workshop-residenza per scoprire una pratica dimenticata con un artigiano e uno storico locali” – e una galleria d’arte interattiva nel mezzanino, negli spazi che nell’agosto 2025 hanno ospitato una mostra dedicata alle Città invisibili di Italo Calvino prodotta dall’Accademia delle Belle Arti di Palermo e dall’Istituto Elmad di Parigi.

Un lavoro, quello nelle stanze del palazzo, che ha già riservato numerose sorprese: “Stiamo riportando alla luce con pazienza e cura, anche attraverso i laboratori organizzati assieme agli Istituti Filippin-La Salle Italia, degli elementi che abbiamo scoperto strada facendo: varchi murati, scalinate e travature prima coperte da cemento, tracce pittoriche e decorazioni floreali riaffiorate dopo secoli. Non erano documentate e non ci aspettavamo una qualità così elevata, una simile eleganza e bellezza artigianale”, conferma il CEO di 593 Studio. Nel frattempo, il palazzo è tornato a vivere con le opere della Compagnia delle Catenelle di Barchi, un gruppo di ricamatrici locali che tramanda l’antica arte dell’uncinetto creando installazioni artistiche. Un loro murale di tre metri per quattro, in particolare, campeggia sulla facciata principale.

Le ricamatrici della Compagnia delle Catenelle di Barchi, definite “street artist” dell’uncinetto, al lavoro su un grande murale di tessuto per la facciata di Palazzo Lenci, ph. Sara Pergolini

Se il cantiere fisico procede senza intoppi, è dal cantiere relazionale che, fin dall’inizio del progetto, sono arrivate le maggiori soddisfazioni, con una risposta così entusiasta da parte dei cittadini del borgo e del circondario che il raggio d’azione si è presto allargato. Da Imbarchiamoci, il primo slogan lanciato nel 2024, si è passati a parlare di Borghi Invisibili includendo nel discorso sia il comune di Terre Roveresche (al quale appartiene Barchi, insieme ad altri tre municipi), sia quello di San Costanzo, più vicino al mare.

Noi ci occupiamo di progettazione partecipata da vent’anni e sappiamo bene quanto sia difficile aprire una breccia in un contesto locale, perché spesso si tende a seguire le prassi consolidate”, spiega ancora Michele Sbrissa. “Volevamo fare una sperimentazione a tutto tondo e abbiamo accettato il rischio che la cosa potesse non essere recepita nel modo giusto. Ancora prima di partire con i lavori, abbiamo riunito le associazioni e gli imprenditori locali più propensi al dialogo. Col tempo altri si sono messi in contatto e si è creata una rete fantastica, siamo riusciti persino a far sottoscrivere una convenzione alle Pro Loco dei due Comuni sull’asse tra Barchi e il mar Adriatico e a toccare temi importanti come il trasporto pubblico, strettamente connesso allo spopolamento. Questi borghi sono contesti straordinari, ma molto faticosi da vivere nel quotidiano. Un gruppo di ragazzi da entrambi i Comuni verrà da noi in Veneto per formarsi sul tema della progettazione partecipata calata nel contesto dei borghi storici, in modo da poter gestire in futuro una serie di attività in maniera metodologicamente corretta.

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Una veduta aerea di Barchi. Il borgo è stato progettato dall’architetto Filippo Terzi intorno alla metà del Cinquecento e oggi fa parte del comune di Terre Roveresche insieme a Orciano di Pesaro, Piagge e San Giorgio di Pesaro. Courtesy 593 Studio

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La facciata di Palazzo Lenci a Barchi durante la ristrutturazione. Per coinvolgere i cittadini di Barchi è stato creato il sito inbarchiamoci.it. Courtesy 593 Studio

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Un bambino risponde alla domanda “Cosa faresti dentro Palazzo Lenci?”. L’ascolto degli spunti che arrivano dal territorio è un passaggio decisivo nella progettazione partecipata. Courtesy 593 Studio

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La mostra Le città di Calvino allestita a Palazzo Lenci nell’agosto 2025. Organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Palermo con un istituto d’arte parigino, ha raccolto opere di giovani illustratori italiani e francesi. Courtesy 593 Studio

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Uno scatto della mostra Le città di Calvino, omaggio visivo all’universo dell’autore de Le Città Invisibili. Courtesy 593 Studio

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La mostra Le città di Calvino a Palazzo Lenci. Ispirata al celebre libro, la mostra intendeva restituire visibilità a luoghi spesso trascurati, trasformandoli in spazi di creatività e ascolto. Courtesy 593 Studio

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La mostra Le città di Calvino a Palazzo Lenci. Gli studenti coinvolti hanno tracciato mappe narrative e creato percorsi emozionali nei quali strade e incroci diventavano parte di una città poetica fatta di desideri, relazioni e simboli. Courtesy 593 Studio

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Uno scatto di Palazzo Lenci in occasione della grande festa popolare La Tàvlata sul Castel, promossa dalla Pro Loco di Barchi, il 3 agosto 2025. Courtesy 593 Studio

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Un momento della Tàvlata sul Castel. La Pro Loco organizza ogni anno una cena folkloristica a base di piatti tipici nel centro storico di Barchi, con una tavolata lunga 250 metri che può accogliere fino a 600 persone. Courtesy 593 Studio

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Le ricamatrici della Compagnia delle Catenelle di Barchi, definite “street artist” dell’uncinetto, al lavoro su un grande murale di tessuto per la facciata di Palazzo Lenci, ph. Sara Pergolini

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Le ricamatrici della Compagnia delle Catenelle di Barchi, definite “street artist” dell’uncinetto, al lavoro su un grande murale di tessuto per la facciata di Palazzo Lenci, ph. Sara Pergolini

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Le ricamatrici della Compagnia delle Catenelle di Barchi, definite “street artist” dell’uncinetto, al lavoro su un grande murale di tessuto per la facciata di Palazzo Lenci, ph. Sara Pergolini

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Le ricamatrici della Compagnia delle Catenelle di Barchi, definite “street artist” dell’uncinetto, al lavoro su un grande murale di tessuto per la facciata di Palazzo Lenci, ph. Sara Pergolini

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