Il metodo di Sheng-Hung Lee per progettare la longevità

di Ifeoluwa Adedeji

Assistant Professor of Urban Technology presso la University of Michigan, Sheng-Hung Lee racconta a humus© come l’osservazione dei cosiddetti slow data possa offrire una chiave di lettura preziosa per progettare soluzioni più adeguate alle esigenze di una popolazione che vive sempre più a lungo. Da questa riflessione nasce il concetto di Design for Longevity(D4L): un approccio progettuale che aiuta a individuare nuove opportunità per sviluppare prodotti, servizi ed esperienze in grado di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita, in un contesto segnato da profondi cambiamenti demografici.
A differenza del modello lineare del design – acquistare, utilizzare e smaltire – o di quello circolare, orientato all’ottimizzazione delle risorse all’interno di cicli chiusi, il D4L pone al centro la relazione dinamica tra chi progetta e offre un servizio, chi lo utilizza e i sistemi nei quali queste interazioni prendono forma. Una relazione che evolve nel tempo e si sviluppa su scale diverse, dal prodotto al servizio fino alla dimensione urbana. Nei workshop condotti dal professor Lee, i partecipanti utilizzano i tre pilastri del D4L Unclock Framework – longevità, servizio e sistema – insieme alle tre prospettive di analisi – design, tecnologia e società – per guidare il proprio percorso di osservazione e riflessione. Attraverso la fotogrammetria realizzata con smartphone, una tecnica che consente di ricostruire modelli tridimensionali a partire da immagini sovrapposte, gli spazi vengono documentati e interpretati alla luce delle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. I modelli 3D ottenuti diventano così strumenti di analisi utili a comprendere come progettare ambienti più inclusivi, funzionali e capaci di migliorare la qualità della vita.

Un partecipante utilizza l’app Scaniverse per acquisire immagini di oggetti e spazi del MIT Museum, ph. Jake Belcher

Perché oggi è importante progettare pensando alla longevità?

Per gran parte del Novecento il design si è concentrato sulla realizzazione di prodotti, servizi e sistemi sempre più efficienti, accessibili e desiderabili. Oggi, però, ci troviamo di fronte a una sfida diversa: le persone vivono più a lungo, mentre molte delle istituzioni, delle tecnologie e delle strutture sociali su cui si fondano le nostre società non sono state concepite per accompagnare vite così estese. Progettare per la longevità significa quindi aiutare individui e comunità a vivere al meglio un’esistenza che si fa sempre più lunga.

In che modo?

Vuol dire andare oltre i temi della sanità o della pianificazione della pensione per interrogarsi sul senso della vita, sulle relazioni, sulla mobilità, sull’educazione, sulla cura degli altri, sul benessere economico e sulla partecipazione alla vita civica. Per me la longevità non coincide semplicemente con il vivere più a lungo, ma con il vivere meglio. In questo i designer hanno un’opportunità unica: aiutare le persone a immaginare, discutere e prepararsi a futuri sempre più complessi e incerti. Attraverso il design, la longevità può trasformarsi da semplice dato demografico a esperienza concreta, personale e progettabile.

Come funziona il D4L Unclock Framework?

È al tempo stesso un quadro concettuale e uno strumento operativo che aiuta a esplorare il tema della longevità da prospettive differenti. Anziché considerare l’invecchiamento come un processo lineare, invita a leggere la vita come un sistema interconnesso, plasmato dalle scelte individuali, dalle relazioni sociali, dalle tecnologie, dai servizi e dai valori culturali.
Il framework si articola in sei dimensioni strettamente collegate: i tre pilastri – longevità, servizio e sistema – e le tre prospettive di analisi – design, tecnologia e società. L’interazione tra questi elementi permette di cogliere relazioni, opportunità e criticità che emergono dall’incontro tra l’esperienza individuale e i sistemi sociali più ampi.
Una riflessione personale sull’invecchiamento, ad esempio, può essere messa in relazione con i servizi di mobilità, i sistemi di assistenza, le tecnologie emergenti o le politiche pubbliche. È proprio attraversando continuamente questi diversi livelli di lettura che affiorano intuizioni difficilmente raggiungibili da un’unica prospettiva disciplinare.
Più che un semplice modello di analisi, il D4L Unclock Framework è uno strumento capace di generare nuove idee. Stimola il dialogo, alimenta il pensiero critico e incoraggia una visione orientata al futuro, aiutando a immaginare strategie e soluzioni per una vita più lunga, consapevole e soddisfacente.

I partecipanti scansionano oggetti, persone e ambienti per favorire il dialogo sui temi della longevità

Chi partecipava ai workshop? Era richiesta una preparazione specifica?
Uno dei punti di forza dei workshop D4L è proprio l’eterogeneità delle persone che vi prendono parte. Vi partecipano studenti universitari, designer, ricercatori, docenti, membri delle comunità locali, persone anziane e professionisti provenienti dai settori della sanità, della tecnologia, delle politiche pubbliche, del mondo imprenditoriale e del non profit. Non è richiesta alcuna preparazione specifica. Anzi, per molti il concetto stesso di longevità rappresenta una scoperta che avviene proprio durante il workshop. Gli strumenti del D4L, compreso l’Unclock Framework, sono progettati per essere accessibili e coinvolgenti, così da valorizzare soprattutto l’esperienza di vita di ciascuno, più che le competenze specialistiche. Spesso sono proprio le storie personali a rivelarsi la fonte di conoscenza più preziosa.
Le conversazioni sulla famiglia, sulla cura degli altri, sulle aspirazioni per il futuro, sul senso di appartenenza alla comunità e sulle grandi transizioni dell’esistenza riescono infatti a creare un terreno comune tra persone di età, culture e percorsi professionali molto diversi.

Come reagiscono i partecipanti all’utilizzo della fotogrammetria e dell’osservazione lenta?

Molti rimangono colpiti dalla combinazione tra fotogrammetria e osservazione lenta, perché introduce un ritmo completamente diverso nel modo di vivere lo spazio. Nella quotidianità attraversiamo gli ambienti con estrema rapidità, soffermandoci raramente sui dettagli. La slow observation, invece, invita a rallentare, osservare con attenzione e riflettere.
La fotogrammetria aggiunge un ulteriore livello di esplorazione. Documentando e ricostruendo oggetti e ambienti in tre dimensioni, i partecipanti imparano a guardare ciò che è familiare con occhi nuovi. Il processo porta a riscoprire la materialità degli spazi, le superfici, il contesto e le tracce della memoria che essi custodiscono.
Molti descrivono questa esperienza come meditativa e rivelatrice, perché sposta il focus dalla semplice raccolta di dati a una comprensione più profonda della realtà. Non si tratta soltanto di osservare meglio, ma di imparare a vedere ciò che, nella fretta del quotidiano, tende a sfuggire.

Quali difficoltà incontrano i partecipanti?

La prima sfida è imparare a rallentare. Siamo abituati a interazioni digitali sempre più veloci e, almeno all’inizio, un approccio basato sull’osservazione attenta e riflessiva può sembrare insolito, sia durante la scansione degli ambienti sia nell’analisi dei modelli tridimensionali.
Un’altra difficoltà consiste nell’accettare l’ambiguità. Il D4L Unclock Framework non offre risposte preconfezionate, ma invita a confrontarsi con domande aperte sul futuro. Questa incertezza può inizialmente disorientare, ma spesso diventa il punto di partenza di riflessioni e confronti molto più profondi.
Possono emergere anche difficoltà tecniche nell’utilizzo della fotogrammetria, soprattutto per chi ha poca familiarità con gli strumenti digitali. Nella maggior parte dei casi, però, questi ostacoli si trasformano in occasioni di apprendimento condiviso e collaborazione.

Dai workshop sono emersi risultati inaspettati?

Le conversazioni finiscono quasi sempre per superare il tema dell’invecchiamento inteso come semplice questione sanitaria. La longevità viene spontaneamente collegata ad aspetti come l’amicizia, il senso di appartenenza, lo scopo della vita, la mobilità, l’abitare, l’istruzione e l’identità.
Ciò che sorprende maggiormente è forse la profondità emotiva dei confronti. Molti condividono esperienze personali legate ai propri familiari, alle speranze per il futuro e ai grandi cambiamenti che segnano l’esistenza. Tutto questo ci ricorda che la longevità non è soltanto una questione tecnica o politica: è, prima di tutto, un tema profondamente umano.
Abbiamo inoltre osservato che strumenti tangibili, oggetti fisici e supporti visivi favoriscono un dialogo molto più ricco rispetto alle tradizionali presentazioni o ai questionari. Quando concetti astratti diventano qualcosa che le persone possono vedere, toccare e discutere insieme, cresce anche la loro capacità di immaginare scenari e possibilità alternative.

Incoraggiate i partecipanti a continuare a utilizzare l’app e a caricare le proprie osservazioni su D4LResearch.com?

Sì. Consideriamo ogni workshop come l’inizio di un dialogo destinato a proseguire nel tempo, non come un’esperienza che si esaurisce nell’arco di una giornata.
La piattaforma, sviluppata da Sofie Hodara, permette di continuare a documentare osservazioni, condividere scoperte e riflettere su come i temi della longevità si manifestino nella vita quotidiana. Con il tempo, questi contributi danno vita a un archivio sempre più ricco di esperienze, storie e punti di vista provenienti da contesti culturali e geografici diversi.
La partecipazione è interamente volontaria. Il nostro obiettivo non è semplicemente raccogliere dati, ma costruire una comunità di ricerca nella quale le persone possano imparare le une dalle altre e contribuire a una riflessione collettiva su come progettare una società capace di accompagnare vite sempre più lunghe.

Quali sono gli obiettivi a lungo termine del D4L e dell’Unclock Framework?
La mia aspirazione è fare della longevità un ambito riconosciuto della progettazione, della ricerca e della formazione. Mi auguro che l’Unclock Framework possa affermarsi come un autentico boundary object (Star & Griesemer, 1989): una piattaforma condivisa capace di mettere in dialogo designer, ricercatori, decisori politici, tecnologi, educatori, professionisti della sanità e organizzazioni della società civile, affinché possano affrontare insieme le complesse sfide poste dalla longevità.
Nel lungo periodo vorrei che il D4L evolvesse in una piattaforma aperta dedicata all’insegnamento, alla ricerca, al coinvolgimento del pubblico e all’innovazione nelle politiche pubbliche.
Più che considerare la longevità un problema da risolvere, spero che impariamo a riconoscerla come un’opportunità. Un’opportunità per ripensare sistemi, servizi e comunità capaci di accompagnare le persone lungo percorsi di vita sempre più lunghi, diversi e ricchi di possibilità.
Per saperne di più sul progetto Design for Longevity: d4lresearch.com.

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Il Design for Longevity (D4L) Unclock Framework funge da guida analitica per l’osservazione lenta e l’esplorazione delle potenzialità applicative della fotogrammetria

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I partecipanti annotano il D4L Unclock Framework, realizzato su pannelli in cartone piuma, con Post-it per evidenziare gli aspetti di maggiore interesse, ph. Jake Belcher

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I partecipanti utilizzano schede di lavoro per documentare le osservazioni effettuate con Scaniverse, un’applicazione di fotogrammetria per smartphone, e facilitare la discussione

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Una partecipante utilizza il proprio corpo come strumento di indagine per documentare, da diverse angolazioni, gli spazi e gli oggetti del MIT Museum tramite l’app Scaniverse, ph. Jake Belcher

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Un partecipante utilizza l’app Scaniverse per acquisire immagini di oggetti e spazi del MIT Museum, ph. Jake Belcher

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I partecipanti caricano i video di fotogrammetria su una piattaforma condivisa, dando vita a un archivio collettivo di espressioni artistiche

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I partecipanti scansionano oggetti, persone e ambienti per favorire il dialogo sui temi della longevità

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Un partecipante esplora gli spazi esterni all’aula per individuare ambienti di interesse e scansionarli con l’app Scaniverse, ph. Mivan Makia

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Il professor Sheng-Hung Lee conduce un workshop con i partecipanti

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