Dentro alla storia, oltre la storia

di Giulia Marani

Ci sono città come Roma e Atene in cui la storia è una presenza costante e pressoché ineludibile. I loro abitanti sono circondati da ogni tipo di vestigia e camminano in musei a cielo aperto, su terreni che custodiscono millenni di stratificazioni. Per chi si occupa di design questo rapporto con il genius loci della città porta a confrontarsi quotidianamente con un gigantesco archivio di forme, generando interrogativi su quanto attingere da questo patrimonio e, più in generale, quale sia la corretta relazione tra classico e contemporaneo. I designer Eleonora Carbone e Alessandro D’Angeli vivono a Roma, dove hanno fondato lo studio Næssi nel 2020, facendo convergere due carriere già avviate nell’architettura e nel design di prodotto. Da allora spaziano tra la progettazione di oggetti di largo consumo e le piccole serie per collezionisti, passando per la grafica e gli allestimenti, con due costanti: la passione per le connessioni trasversali (il nome Næssi allude proprio a questo, ai nessi tra concetti e persone) e l’impegno nel ricercare soluzioni formali che sappiano parlare la lingua di oggi mettendo a frutto le lezioni di ieri.

Per loro, fin dall’inizio, è stato impossibile ignorare le peculiarità della loro città. “Fondare uno studio di design a Roma implica, in qualche modo, un dialogo con un genius loci prepotente, straordinario e anche fagocitante”, spiega Eleonora Carbone. “Ci si può porre in tre modi: si può rifiutare e passare oltre; lo si può riproporre in modo letterale utilizzando stilemi e concetti universalmente noti; oppure è possibile relazionarsi col passato conoscendolo, ma distanziandosi quel tanto che basta per non esserne ingabbiati. Noi stiamo percorrendo questa terza strada”. La Roma antica è presente in diversi progetti curati da Næssi che, non a caso, portano nomi latini, anche se la loro romanità non si limita a questo aspetto.

Næssi, Undated, gli schizzi dei designer nella fase iniziale del progetto per Movimento Gallery. Sulla carta compaiono forme archetipiche come la colonna, ma c’è anche un attento lavoro sui giunti. Courtesy Næssi

La collezione di caraffe filtranti Otium progettata nel 2023 (Ichendorf Milano), per esempio, si ricollega idealmente alle forme dei contenitori etruschi e romani, ma anche al concetto latino di ozio come stasi produttiva, come elevazione dello spirito mentre si sta compiendo un gesto semplice, come sorseggiare una bevanda. I vasi Testae (2025) nascono invece dall’esplorazione di un luogo ben preciso: il monte Testaccio o ‘monte dei cocci, un colle artificiale costruito in epoca imperiale con i detriti delle anfore che proprio lì, vicino al porto sul Tevere, venivano svuotate del loro contenuto e poi rotte e accatastate. Il frammento di terracotta, selezionato e moltiplicato, diventa il punto di partenza per un nuovo oggetto dal linguaggio contemporaneo. I tavoli in marmo Undated (2025), disegnati per la galleria milanese Movimento Gallery, hanno una struttura rigorosa e solida che ricorda quella degli edifici antichi, sorretti da colonne possenti.

Ci piace pensare il classico non solo come un’eredità del passato ma come un elemento vitale in grado di contribuire al presente e al futuro: ogni giorno ci capita di aggiungere nuove voci alla nostra lista condivisa ‘Roma. Da visitare’. Quella tra noi e l’antico, però, è una conversazione circolare: non c’è osservato e osservatore, non c’è materia di ispirazione e materia ispirata e neppure inizio e conclusione. Si tratta, piuttosto, di un ping-pong continuo che prevede ricerca, elaborazioni e, successivamente, nuove elaborazioni della stessa materia”, chiarisce la designer.

Mentre Eleonora Carbone e Alessandro D’Angeli studiavano nella Città Eterna, ad Atene Harry Rigalo cominciava a interessarsi all’architettura guardandola da un punto di osservazione insolito: quello dei cantieri edili che fiorivano in città in preparazione delle Olimpiadi del 2004 e che ogni tanto si fermavano per restituire reperti archeologici. Lavorando tra impalcature e sacchi di cemento, Rigalo imparava da autodidatta il linguaggio della materia, capendo, per esempio, come si piega il metallo o quali caratteristiche deve avere una struttura per stare in piedi. Un’educazione pratica fatta di prove ed errori e, naturalmente, di incontri. “Ho conosciuto persone che facevano di tutto per trovare una dimensione creativa nel loro lavoro”, ricorda l’ex manovale, oggi designer e scultore. “A volte l’unico modo per sopportare la pressione, la fatica e la sensazione di avere a che fare con un compito ‘fuori scala’ è cercare di trasformare la propria porzione di lavoro in qualcosa di bello”.

L’allestimento della personale di Harry Rigalo dal titolo Forms Without Briefs tenutasi a fine 2025 nella galleria milanese The Great Design Disaster, ph. Luigi Fiano

Le creazioni di Rigalo, esposte di recente anche a Milano dalla galleria The Great Design Disaster, riflettono grande attenzione per il comportamento dei materiali e per i processi produttivi. Concepite come degli oggetti-totem in argilla grezza, che possono raggiungere quasi due metri d’altezza e solo in alcuni casi mantengono un accenno di funzione (sgabelli, tavolini o vasi), hanno forme morbide e primordiali, non prive di rimandi al mondo classico. Anche i loro nomi – Helmet, Isofagus, Tetrapous per esempio – sembrano evocare atmosfere elleniche in cui i racconti di creature mitologiche e semidei si mescolano ai ricordi d’infanzia. Sarebbe riduttivo, però, leggere solo quello: “Sono cresciuto in un ambiente nel quale la storia è molto presente e spesso ricca di implicazioni, ma nella mia pratica non funziona come un punto di riferimento”, spiega. “Mi interessa la creazione come partecipazione attiva al movimento del mondo, piuttosto che come rappresentazione di un passato già raccontato. Il mio lavoro non si nutre di forme specifiche o di vocabolari storici, ma comincia con il processo stesso, con la ricerca, attraverso la relazione diretta e fisica con il materiale, di un ideale di bellezza che sembra preesistere ed è stato perso o allontanato. Se emergono affinità con il mondo antico, le vedo più che altro come il risultato di una tensione verso la bellezza che appartiene all’uomo da sempre e non ha tempo”.

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Næssi, vasi Testae, 2025. Presentati al Lake Como Design Festival all’interno della selezione di design contemporaneo curata da Giovanna Massoni, indagano il tema del frammento come unità compositiva ed evocatore di memorie. Courtesy Næssi

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Næssi, vasi Testae, 2025. L’ispirazione per questo lavoro è venuta al duo creativo durante una passeggiata al monte Testaccio: una collina artificiale alta 55 metri frutto dell’accumulazione di cocci di anfore in epoca romana. Courtesy Næssi

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Næssi, vasi Testae, 2025, dettaglio. Il frammento, inteso come parte di un oggetto che una volta aveva una funzione e l’ha perduta, viene ri-funzionalizzato all’interno di un nuovo sistema, questa volta contemporaneo. Courtesy Næssi

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Næssi, set Otium per la preparazione e la degustazione del caffè filtrato (Ichendorf Milano), 2023. Il richiamo è all’otium latino, il tempo libero dal lavoro e dedicato al riposo ma anche all’arricchimento personale, ph. Eller Studio

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Næssi, Undated, tavolo ovale in travertino realizzato per Movimento Gallery, 2025. La collezione si articola in tre modelli – ovale, rettangolare, rotondo – e nasce dall’osservazione dell’architettura romana. Courtesy Movimento Gallery

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Næssi, Undated, gli schizzi dei designer nella fase iniziale del progetto per Movimento Gallery. Sulla carta compaiono forme archetipiche come la colonna, ma c’è anche un attento lavoro sui giunti. Courtesy Næssi

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Un ritratto di Eleonora Carbone e Alessandro D’Angeli. Laureati rispettivamente in Architettura e in Disegno Industriale, fondano lo studio Næssi nel 2020 in piena pandemia. Courtesy Næssi

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L’allestimento della personale di Harry Rigalo dal titolo Forms Without Briefs tenutasi a fine 2025 nella galleria milanese The Great Design Disaster, ph. Luigi Fiano

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Forms Without Briefs, la prima mostra in Italia di Harry Rigalo nello spazio gestito dalla designer Joy Herro. Le sculture sono realizzate a mano e possono essere di piccole dimensioni o alte come un uomo, ph. Luigi Fiano

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La preparazione della mostra milanese nello studio di Rigalo ad Atene, con le opere pronte per essere esposte, che dividono lo spazio con statue classiche, ph. Antonis Agrido

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Una delle opere di Harry Rigalo, il vaso-totem Levels, fotografata nel suo studio ad Atene, ph. Antonis Agrido

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Harry Rigalo, sgabello Faces, pezzo unico, 2025. Le forme archetipiche delle creazioni del designer e scultore greco ricordano il mondo classico ma sono determinate dalle caratteristiche del materiale e dalla sua reazione alla manipolazione, ph. Luigi Fiano

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Un ritratto di Harry Rigalo, designer e scultore nato nel 1984, scattato nel suo studio di Atene, ph. Antonis Agrido

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